La governatrice democratica del Maine Janet Mills ha posto il veto a una legge che avrebbe reso il Maine il primo stato degli Stati Uniti a bloccare la costruzione di nuovi grandi data center, fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La proposta, sostenuta da una maggioranza democratica, prevedeva una moratoria fino al 2027 per studiare gli impatti di queste strutture sulla rete elettrica, le bollette e l’ambiente. Mills ha giustificato la sua decisione con la necessità di tutelare un progetto da 550 milioni di dollari a Jay, una cittadina colpita dalla chiusura di una cartiera nel 2023: “Un moratoria è appropriata, ma non possiamo ignorare le centinaia di posti di lavoro e le entrate fiscali che questo progetto porterà”, ha dichiarato. Il data center promette 800 posti di lavoro in fase di costruzione e 100 permanenti, in una zona già provata economicamente.
La decisione ha scatenato un dibattito nazionale. Secondo un rapporto del Dipartimento dell’Energia USA, i data center hanno consumato il 4,4% dell’energia nazionale nel 2023, con previsioni di crescita fino al 12% entro il 2028. Melanie Sachs, promotrice della legge, ha criticato il veto: “Proteggere un progetto a Jay significa ignorare i rischi per tutti i cittadini: bollette più care, pressione sulla rete elettrica e danni ambientali”. La questione non riguarda solo il Maine. Infatti, oltre una dozzina di stati, tra cui Virginia e New York, stanno valutando misure simili, mentre il governo federale spinge per evitare regolamentazioni locali che possano frenare l’innovazione.
“Non possiamo permetterci di ripetere gli errori di altri stati”, ha avvertito il senatore democratico Bernie Sanders, che con Alexandria Ocasio-Cortez ha proposto una legge federale per fermare i nuovi data center fino all’approvazione di norme sulla sicurezza dell’AI.

Dove sorgono i data center la temperatura del terreno aumenta in media di 2°C
Uno studio condotto Università di Cambridge ha analizzato il fenomeno…














