I celebri Darwin Awards, premi annuali dedicati ai più eclatanti gesti di pura stupidità umana, si sono ampliati con una divisione dedicata solo all’uso discutibile dell’intelligenza artificiale. La divisione prende il nome di AI Darwin Awards, un nuovo riconoscimento che celebra con ironia i casi più eclatanti di implementazioni sbagliate dell’AI.
A finire sotto i riflettori, più che le singole persone, sono soprattutto le aziende e i loro sistemi “intelligenti” che di intelligente, in certi casi, hanno ben poco.
Tra gli episodi già in lizza per la classifica spiccano alcuni esempi già noti alle cronache. Per esempio il disastro di Taco Bell, che ha provato a rivoluzionare i drive-through con un sistema di ordinazioni basato su AI. Peccato che il software non fosse in grado di capire le richieste dei clienti. O ancora Replit, piattaforma di coding ha visto il suo “assistente AI vibe-based” ignorare le istruzioni di un utente e cancellare dati da un database di produzione. O ancora McDonald’s, finita nell’occhio del ciclone per un chatbot dedicato alle selezioni del personale, protetto da una password imbarazzante: 123456. Il risultato? Dati sensibili di 64 milioni di candidati potenzialmente accessibili a chiunque.
Ma le candidature per partecipare alla competizione sono aperte: chiunque può presentare un esempio che ritiene esemplificativo e il team valuterà se inserirlo o meno.
L’obiettivo non è ridicolizzare l’intelligenza artificiale, ma l’uso superficiale e sconsiderato che spesso se ne fa.
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