Così come accaduto alle chat degli utenti di Meta e OpenAI, Forbes rivela che ora anche le chat con Grok sono state indicizzate e rese accessibili da noti motori di ricerca come Google, Bing e DuckDuckGo, suscitando preoccupazioni per il rispetto della privacy nei vertici dell’azienda di Elon Musk xAI.
L’origine della fuga delle conversazioni è la stessa. Ogni volta che un utente usa la funzione di condivisione per diffondere una propria chat con Grok tramite email, SMS o sui social media, viene automaticamente creato un URL che viene in seguito indicizzato dai motori di ricerca consentendo a chiunque di cercare quelle conversazioni in rete e spalancando le porte a ripetute violazioni della privacy.
Ironia della sorte, proprio quando gli utenti di ChatGPT ad inizio agosto avevano lanciato l’allarme sul fatto che le loro chat venivano indicizzate su Google era arrivato il tweet di xAI nel quale spiegava che Grok non disponeva di una funzione simile preferendo “dare priorità alla privacy” degli utenti.

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