La vicenda di un quindicenne che ha assunto il suo primo dipendente di 38 anni sta facendo rapidamente il giro del web e sta stimolando un acceso dibattito online sul modo in cui carriera, esperienza e competenza si misurano al giorno d’oggi.
La storia virale
Thomas Guthrie è il giovanissimo fondatore di Runwise, un’azienda che sviluppa strumenti per workflow AI-powered. Non ancora diplomato, il quindicenne ha pubblicato su X un aggiornamento sensazionale sull’attività: “Ho appena assunto il mio primo dipendente. Ha 38 anni, io ne ho 15.”
Più che sul dato anagrafico, la questione sollevata da Guthrie riguarda il valore del merito digitale e delle competenze reali rispetto ai criteri tradizionali di seniority e titoli. Nelle parole del giovane founder: “Internet ha rotto la scala di carriera tradizionale.” Il post su X non risulta più visibile online.
Barriere abbattute
Per molti utenti, il fatto che un adolescente possa dirigere una startup e assumere un adulto simboleggia una nuova economia del lavoro, in cui competenze tecniche, agilità digitale e capacità di costruire prodotti funzionanti contano più degli anni di esperienza.
Commentatori esperti leggono in questo episodio una conferma di come piattaforme digitali, strumenti di AI e modelli open-source stanno abbattendo le barriere all’ingresso nel mondo tecnologico, permettendo anche a chi è molto giovane e senza esperienza di creare prodotti reali e aziende funzionanti senza anni di investimenti o team consolidati.
La fine dell’esperienza come valore aggiunto
La vicenda non rappresenta un’anomalia isolata. Negli ultimi anni, sempre più adolescenti stanno avviando progetti che diventano startup vere e proprie, alcune con migliaia di utenti o finanziamenti significativi prima ancora di finire il liceo. Negli Stati Uniti possiamo citare almeno altri 3 casi notevoli: Pranjali Awasthi ha fondato Delv AI nel 2022 a 14 anni, Zach Yadegari ha co-fondato Cal AI a 18 anni nel 2023 e la startup Aaru è stata fondata nel 2023 da un gruppo di giovani tra i 15 e i 19 anni.
La facilità di accesso agli strumenti digitali (linguaggi di programmazione, ambienti di sviluppo web, API di intelligenza artificiale e piattaforme no-code) ha reso possibile ciò che fino a pochi anni fa richiedeva team esperti e budget elevati. Con piattaforme low‑code o anche solo un laptop e una buona idea, chiunque può provare a costruire un’app, un servizio o un prodotto vendibile.

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