Jim Hagemann Snabe è il nuovo Inviato speciale della Commissione europea per l’intelligenza artificiale industriale. La nomina, ufficializzata il 3 giugno 2026, lo porta dritto al centro della politica tecnologica di Bruxelles. Per C3 AI (NYSE: AI), dove sedeva nel consiglio di amministrazione ed era advisor personale del CEO Thomas M. Siebel, significa una perdita temporanea: l’11 giugno Snabe ha formalizzato la sua messa in aspettativa, e il board si è ridotto da dodici a undici componenti.
Il mandato è preciso. Snabe consiglierà la presidente Ursula von der Leyen e la vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica Henna Virkkunen su tutto ciò che riguarda l’IA in ambito industriale. Il perimetro copre l’infrastruttura AI — data center, high-performance computing, catene di approvvigionamento dei semiconduttori — ma anche le tecnologie fondative come i modelli linguistici di grandi dimensioni e l’IA generativa. Al termine del mandato, fissato al 31 marzo 2027, produrrà un rapporto basato su dati concreti con raccomandazioni operative. Il ruolo è non retribuito. Per la durata dell’incarico, Snabe ha sospeso la propria partecipazione al consiglio di C3 AI e al comitato consultivo di Google Cloud. Si aspetta di tornare a entrambi i ruoli quando il servizio alla Commissione sarà concluso.
Il profilo di Snabe è di quelli che convincono facilmente sulla carta. Oltre trent’anni tra tecnologia e industria. Ex co-CEO di SAP, poi presidente del consiglio di sorveglianza di A.P. Møller–Maersk e vicepresidente di Allianz SE. Oggi presiede il consiglio di sorveglianza di Siemens AG, siede nei board di Bloom Energy e Temasek, ed è membro del Board of Trustees del World Economic Forum. La Commissione ha motivato la scelta con una “expertise eccezionale e profonda, non immediatamente disponibile nella stessa misura all’interno della Commissione.”
Ed è proprio qui che si apre il capitolo più spinoso. Quaranta eurodeputati, capeggiati dall’italiano Brando Benifei (S&D), principale negoziatore del Parlamento sull’AI Act, hanno presentato una domanda prioritaria chiedendo la pubblicazione del mandato, della procedura di selezione e della valutazione sui conflitti di interesse. Il punto critico: Snabe presiede Siemens, azienda che ha speso almeno 3,5 milioni di euro l’anno in attività di lobbying a Bruxelles e che, nelle settimane precedenti alla nomina, aveva premuto attivamente per esentare i propri prodotti dall’ambito applicativo dell’AI Act. La Commissione ha risposto che il ruolo in Siemens non costituisce un conflitto di interessi e che verranno predisposti “solidi e mirati” meccanismi di salvaguardia — senza però specificarne la natura, invocando la protezione dei dati personali. Snabe, ha precisato il portavoce, “non sarà coinvolto negli aspetti legislativi o regolatori, ma solo nell’innovazione.” Una distinzione che i critici considerano troppo sottile. Organizzazioni come The Good Lobby, Corporate Europe Observatory e Transparency International EU hanno scritto congiuntamente a von der Leyen chiedendo la revoca immediata della nomina.
La vicenda rivela qualcosa di più ampio sul metodo della Commissione von der Leyen. Con quasi il 70% degli incontri del secondo mandato tenuti con imprese o associazioni di categoria, la scelta di affidare la consulenza strategica sull’IA industriale a chi siede ai vertici di Siemens non è un dettaglio trascurabile. Se Snabe riuscirà a operare con la terzietà che il ruolo richiede, il suo rapporto del 2027 potrà effettivamente orientare la politica AI europea verso un modello produttivo competitivo. Se invece la percezione di conflitto prevarrà sui contenuti, il rischio è che qualsiasi raccomandazione venga letta attraverso il filtro degli interessi industriali che Snabe incarna. La credibilità del consiglio vale quanto l’indipendenza di chi lo fornisce.














