OpenAI e Broadcom hanno svelato Jalapeño, il primo Intelligence Processor progettato da OpenAI. Un acceleratore costruito attorno alla visione dell’azienda per il futuro dell’inferenza sui grandi modelli linguistici. Non si tratta di un chip generico adattato da architetture precedenti, ma di un processore pensato dal primo all’ultimo transistor per fare una sola cosa: far girare i modelli in modo rapido ed efficiente quando rispondono alle domande degli utenti su ChatGPT.
Non serve ad addestrare i modelli, ma a farli funzionare in quella fase, detta inferenza, che ogni giorno si ripete miliardi di volte ogni volta che qualcuno interroga un sistema AI. Il chip è un ASIC, ovvero un circuito integrato progettato per uno scopo specifico essendo meno flessibile delle GPU di Nvidia, ma anche meno costoso e ottimizzabile per compiti precisi. Il suo sviluppo, dalla progettazione iniziale alla produzione, ha richiesto soli nove mesi, un ciclo che Broadcom definisce tra i più rapidi mai raggiunti per un chip ad alte prestazioni di questa complessità, reso possibile anche dall’uso dei modelli AI di OpenAI stessa per accelerare alcune fasi progettuali.
Sul piano tecnico, i primi campioni di Jalapeño stanno già eseguendo carichi di lavoro reali nei laboratori dell’azienda, incluso il modello GPT-5.3-Codex-Spark, alla frequenza e ai consumi target di produzione. I test preliminari indicano prestazioni per watt significativamente superiori agli standard attuali, anche se un rapporto tecnico indipendente arriverà nei prossimi mesi. Hock Tan, CEO di Broadcom, ha dichiarato in un’intervista a Reuters che le prestazioni di Jalapeño sono comparabili a quelle dei chip Blackwell di Nvidia e delle unità di elaborazione Tensor di Google. Richard Ho, responsabile del programma hardware di OpenAI, ha spiegato che il chip è stato ottimizzato attorno ai kernel, al movimento dei dati in memoria, al networking e ai pattern di esecuzione che contano di più per i modelli AI di frontiera. Il dispiegamento su scala è previsto entro la fine del 2026, con un’espansione pluriennale fino al 2029 in collaborazione con Microsoft.
La vera portata dell’annuncio va però letta su un piano strategico più ampio. Dal lancio di ChatGPT nel 2022, OpenAI è stata uno dei maggiori acquirenti di GPU Nvidia, ma ora, con una IPO attesa che potrebbe valutare l’azienda oltre mille miliardi di dollari, la pressione a dimostrare un percorso verso la redditività è altissima e Jalapeño potrebbe essere la risposta a questo nodo cruciale. Se l’azienda riesce ad abbassare i costi dell’inferenza, può recuperare parte delle perdite accumulate nei cicli di addestramento. OpenAI non è la prima a muoversi in questa direzione, Google ha le TPU, Amazon ha Trainium, Meta lavora da tempo su acceleratori custom, ma è arrivata a un momento in cui controllare il silicio significa controllare le prestazioni, i costi e i tempi di sviluppo. Come ha sintetizzato Greg Brockman, presidente di OpenAI: “Progettando più elementi dello stack da soli, possiamo erogare più intelligenza con maggiore efficienza e continuare a spingere l’AI avanzata verso un accesso più ampio.“

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