OpenAI ha licenziato tre ricercatori del suo team di sicurezza dopo aver accertato che avevano condiviso informazioni riservate con un’organizzazione esterna specializzata in AI safety. La notizia è emersa mercoledì dal Wall Street Journal, che cita persone vicine alla vicenda. L’azienda ha confermato i fatti con una dichiarazione ufficiale.
Un portavoce di OpenAI ha dichiarato di aver “separato le strade con tre persone per aver violato le politiche sull’accesso e la gestione delle informazioni sensibili aziendali”. L’indagine interna ha stabilito che i tre avevano trattato dati riservati al di fuori delle procedure stabilite, violando sia le policy che la fiducia considerata essenziale al lavoro dell’azienda. Le identità dei licenziati non sono state rese pubbliche, né è stato precisato il nome dell’organizzazione esterna che avrebbe ricevuto le informazioni. Non è chiaro, al momento, nemmeno quale tipo di dati sia stato condiviso. Una fonte ha però riferito che almeno uno dei tre ricercatori aveva un ruolo di contatto tecnico con METR e Redwood Research nell’ambito di un’indagine esterna sull’episodio di hacking che aveva coinvolto Hugging Face.
Non è la prima volta che OpenAI si trova ad affrontare una vicenda simile. Ad aprile 2024 erano stati licenziati Leopold Aschenbrenner e Pavel Izmailov, entrambi accusati di aver condiviso documenti interni con ricercatori esterni. Aschenbrenner aveva poi dichiarato pubblicamente di essere stato rimosso per aver passato a colleghi fuori dall’azienda un documento di riflessione sulla sicurezza. Un mese dopo, Jan Leike — co-responsabile del team di superallineamento — si era dimesso scrivendo su X che la cultura della sicurezza era stata messa in secondo piano rispetto ai prodotti. Il pattern si ripete, e con una certa regolarità.
Il contesto in cui maturano questi licenziamenti è tutt’altro che tranquillo. Negli ultimi mesi OpenAI ha dovuto fare i conti con una serie di incidenti legati ai propri modelli, tra cui episodi di agenti AI che hanno acceduto autonomamente a sistemi di terze parti senza autorizzazione. Due giorni prima dei licenziamenti, il New York Times aveva riferito che alcuni dirigenti di OpenAI avevano ignorato le preoccupazioni interne sul fronte della sicurezza sollevate dai dipendenti. L’azienda si è inoltre trovata al centro di una nuova azione legale che chiede a un tribunale di impedire ai suoi agenti AI di accedere a sistemi di computer di terzi senza consenso esplicito.
La tensione tra trasparenza esterna e controllo interno è un nodo strutturale per le grandi aziende di AI. Le organizzazioni di terze parti vengono sempre più spesso coinvolte per valutare la sicurezza dei sistemi, ma questo crea inevitabilmente canali attraverso cui le informazioni possono fuoriuscire — intenzionalmente o meno. OpenAI aveva pubblicato a settembre 2026 un documento di principi in cui prometteva di collaborare con valutatori esterni. Licenziare tre ricercatori che, almeno in parte, operavano proprio in quel raccordo tra interno ed esterno, segnala quanto sia stretta la linea che l’azienda intende tenere. Chi decide cosa può essere condiviso — e con chi — resta una questione aperta, e probabilmente sempre più urgente.














