Meta ha trovato una nuova fonte di dati per addestrare la propria intelligenza artificiale: i suoi stessi dipendenti. L’azienda sta infatti installando un software di tracciamento sui computer dei lavoratori statunitensi che registra movimenti del mouse, clic e pressioni dei tasti. Lo strumento, chiamato Model Capability Initiative, gira su una lista selezionata di applicazioni e siti aziendali, con l’obiettivo dichiarato di colmare i punti deboli dei modelli AI nei compiti più banali, come usare i menu a tendina, cliccare i pulsanti o navigare tra le interfacce dei programmi.
Il progetto si inserisce in una fase di forte accelerazione degli investimenti per Meta. Il CEO Mark Zuckerberg ha impegnato fino a 135 miliardi di dollari in spese in conto capitale per il 2026. La corsa ai dati è una delle grandi sfide dell’AI moderna, e Meta non è la sola a cercare scorciatoie per trovare nuove fonti di addestramento. L’azienda ha anche annunciato l’avvio dei lavori di costruzione di un nuovo data center a Tulsa, in Oklahoma, un progetto del valore di oltre un miliardo di dollari.
La notizia ha suscitato reazioni negative e qualche critica. Ifeoma Ajunwa, professoressa di diritto a Yale, ha sottolineato che questo approccio espone i professionisti dei colletti bianchi a un livello di sorveglianza in tempo reale che finora era riservato ai lavoratori della gig economy, aggiungendo che “a livello federale, negli Stati Uniti, non esiste alcun limite alla sorveglianza dei lavoratori”. Un dipendente di Meta, rimasto anonimo, ha definito la situazione “molto distopica”, soprattutto alla luce dei piani di licenziamento che coinvolgeranno il 10% della forza lavoro globale a partire da maggio. In sostanza Meta sembra sfruttare i lavoratori per addestrare sistemi che potrebbero sostituirli.

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