L’UE ha approvato nuove misure sulla sovranità tecnologica: più chip locali e quadro normativo chiaro

L'Unione europea dipende oggi per l'80% da fornitori esteri in termini di prodotti, servizi e infrastrutture digitali utilizzati e l'obiettivo è raddoppiare la quota europea nel mercato mondiale dei semiconduttori fino al 20% entro il 2030

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L’UE ha approvato nuove misure sulla sovranità tecnologica: più chip locali e quadro normativo chiaro

Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato quello che potrebbe essere il più ambizioso piano tecnologico nella storia dell’Unione: l’European Technological Sovereignty Package. Al centro ci sono due provvedimenti legislativi, il Cloud and AI Development Act e il Chips Act 2.0, affiancati da una strategia open source europea e da una roadmap sull’energia digitale.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha usato parole nette per giustificare l’urgenza: “Non possiamo permetterci di dipendere dagli altri per le tecnologie che tengono in funzione i nostri ospedali, le nostre reti energetiche e i nostri servizi”. Il quadro da cui parte l’iniziativa è preoccupante e denota che l’80% dei prodotti, servizi e infrastrutture digitali utilizzati nell’Unione proviene da paesi fuori dall’UE, e la spesa annua europea in tecnologia informatica supera i 264 miliardi di euro, orientata in larga misura verso fornitori statunitensi.

Il CADA ha un obiettivo preciso: triplicare la capacità dei data center europei nei prossimi cinque-sette anni, semplificare le condizioni per la loro realizzazione e introdurre un quadro comune a livello di UE per valutare la sovranità dei servizi cloud e di intelligenza artificiale. Il Chips Act 2.0, invece, introduce una correzione rispetto alla versione precedente puntando non solo ad attrarre fabbriche di semiconduttori in Europa, ma anche ad aumentare il numero di compratori affidabili per i chip progettati, assemblati o utilizzati nel mercato europeo. L’obiettivo dichiarato è raddoppiare la quota europea nel mercato mondiale dei semiconduttori fino al 20% entro il 2030. Raggiungere un livello competitivo nella produzione di chip richiederà circa 120 miliardi di euro in finanziamenti pubblici e privati nel prossimo decennio, secondo le stime della stessa Commissione. Sul fronte degli appalti pubblici strategici, difesa in testa, i fornitori saranno obbligati a garantire che software e hardware siano prodotti in UE, escludendo aziende non europee dal controllo di dati e servizi.

Non sarà semplice raggiungere questo obiettivo. Amazon, Microsoft e Google dominano il mercato cloud mondiale con una quota superiore al 60%, e alcune di queste aziende hanno già avviato iniziative di “sovereign cloud” in Europa per venire incontro alle preoccupazioni di Bruxelles. Ma la responsabile tecnologica dell’UE, Henna Virkkunen, ha indicato un problema strutturale difficile da aggirare sottolineando che sarà difficile per le aziende statunitensi raggiungere i livelli più alti di sovranità, perché il Cloud Act statunitense consente alle autorità USA di accedere ai dati conservati su qualsiasi server nel mondo, anche se fisicamente situato in Europa. In sostanza, non basta spostare fisicamente i server: finché una società è soggetta alla giurisdizione statunitense, i dati restano potenzialmente accessibili a Washington. Il pacchetto legislativo apre ora il negoziato con il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE. La strada è lunga, ma il segnale politico è chiaro: l’Europa sembra aver compreso che la dipendenza tecnologica è, prima di tutto, una questione di sicurezza nazionale.


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