Google Cloud ha registrato ricavi per 24,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2026, con una crescita dell’82% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Alphabet ha chiuso il trimestre con entrate totali di 119,8 miliardi, il 24% in più rispetto all’anno precedente, battendo le attese degli analisti che si fermavano a 117 miliardi. I numeri arrivano in un momento in cui il mercato chiedeva risposte concrete sull’enorme scommessa infrastrutturale della società.
La spesa in conto capitale di Alphabet nel trimestre ha raggiunto i 44,9 miliardi di dollari, in linea con le stime. Per l’intero 2026, la forchetta indicata dall’azienda è tra 180 e 190 miliardi. La CFO Anat Ashkenazi ha già anticipato che il capex del 2027 aumenterà “in modo significativo” rispetto a quest’anno. Una traiettoria che non si fermerà. La domanda di capacità AI è tale che Google ha siglato un accordo da 920 milioni di dollari al mese con SpaceX di Elon Musk per accedere a potenza di calcolo aggiuntiva. L’acquisto da 29,5 miliardi della società di sicurezza cloud Wiz, completato all’inizio dell’anno, ha anch’esso contribuito alla crescita del segmento cloud. Il trimestre precedente aveva già mostrato una crescita del 63%, ma l’82% di questo Q2 supera di molto le aspettative del mercato, ferme al +59% implicito nei 22,46 miliardi attesi dagli analisti.
Sul fronte consumer, l’app Gemini si avvicina al miliardo di utenti, che la collocherebbe come terzo prodotto AI di Google ad attraversare quella soglia, dopo AI Overviews e AI Mode. L’analista di Emarketer Nate Elliott ha definito i risultati “impressionanti” e ha osservato che “la domanda enterprise sta spingendo una crescita enorme nel business cloud.” La crescita della pubblicità su Search, alimentata anche dai ricavi legati ai Mondiali di calcio su YouTube, ha completato il quadro. L’AI, secondo i dati di questo trimestre, non erode la ricerca pubblicitaria: la affianca.
Mentre Google consolida il cloud come business da decine di miliardi, l’intelligenza artificiale si fa strada anche nel mondo fisico. Agility Robotics ha aperto un centro da 60.000 piedi quadrati a Fremont, California, a pochi chilometri dalla fabbrica dove Tesla prevede di avviare la produzione del suo robot umanoide Optimus. Il centro serve ad addestrare e testare il robot Digit, già attivo in contesti commerciali reali — nei magazzini di Amazon, GXO, Schaeffler e Toyota Motor Manufacturing Canada. La struttura di Fremont si affianca alla fabbrica RoboFab di Salem, Oregon, e l’azienda ha in programma di assumere quasi 200 professionisti nel campo dell’AI e del machine learning. La CEO Peggy Johnson ha dichiarato che “Fremont è dove costruiamo la mente di Digit, mentre Salem è dove costruiamo il corpo.”
Il confronto con Tesla è inevitabile ma asimmetrico. Elon Musk ha definito Optimus “il più grande prodotto mai realizzato”, ma la produzione commerciale per clienti terzi non è ancora partita. Agility ha già un portafoglio ordini da oltre 300 milioni di dollari e un robot che genera ricavi adesso. L’azienda punta anche alla quotazione in borsa attraverso una fusione con Churchill Capital Corp XI. Se Google dimostra che spendere miliardi in AI può tradursi in crescita di ricavi in tempi relativamente brevi, Agility mostra che anche la robotica fisica può trovare un mercato reale prima ancora che i nomi più grandi del settore siano pronti. Due strade diverse, una stessa direzione: l’AI che smette di essere promessa e diventa prodotto.














