Crollo dei mercati e petrolio alle stelle: torna il timore di scoppio della bolla AI tra guerra e paura sui tassi?

Dopo una crescita senza precedenti, gli investitori hanno iniziato a vendere, spaventati da valutazioni considerate eccessive e da previsioni deludenti di giganti come Broadcom

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Crollo dei mercati e petrolio alle stelle: torna il timore di scoppio della bolla AI tra guerra e paura sui tassi?

I mercati finanziari mondiali hanno vissuto una delle giornate più nere del 2026, con crolli record in Asia e una fuga dagli asset tecnologici che ha cancellato in poche ore mesi di guadagni. L’indice Kospi di Seul ha perso l’8,3%, trascinato da Samsung (-10%) e SK Hynix (-7,7%), mentre Tokyo, Taipei e Hong Kong hanno registrato cali tra il 3% e il 5%. A Wall Street, venerdì il Nasdaq aveva già ceduto il 4,2%, il peggior risultato dal 2025, e il S&P 500 ha interrotto una striscia di 9 settimane positive.

Il motivo? La bolla dell’intelligenza artificiale mostra i primi segni di cedimento. Dopo un rally senza precedenti, gli investitori hanno iniziato a vendere, spaventati da valutazioni considerate eccessive e da previsioni deludenti di giganti come Broadcom, che in due giorni ha perso 444 miliardi di dollari di capitalizzazione. “È difficile giustificare un rialzo del 1.000% in un anno per le azioni dei chip se la domanda non è all’altezza delle attese”, ha commentato l’analista Matt Cerminaro.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata poi dal Medio Oriente. Israele ha lanciato attacchi aerei contro obiettivi in Iran, in risposta a un lancio di missili iraniani, a sua volta risposta contro i precedenti bombardamenti israeliani sulla capitale libanese Beirut. Le esplosioni segnalate a Teheran, Tabriz e Isfahan hanno riacceso le paure di un conflitto regionale, con il petrolio che è schizzato a 97 dollari al barile per il Brent (+4,60$) e a 94 dollari per il WTI (+4,13$). Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita un quinto del commercio mondiale di greggio, rimane bloccato dall’Iran, aggravando la crisi energetica. “Il rischio di un’escalation è reale, e i mercati stanno scontando questo scenario”, ha avvertito Stephen Innes di SPI Asset Management.

A peggiorare il clima ci sono anche i dati occupazionali statunitensi, molto più forti del previsto: a maggio sono stati creati 172.000 posti di lavoro (il doppio delle attese), spingendo gli investitori a scommettere su un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Questo ha colpito soprattutto le aziende tech, sensibili al costo del denaro, e ha rafforzato il dollaro, mentre il Bitcoin è sceso sotto i 60.000 dollari, il livello più basso da ottobre 2024. “Il mercato sta vivendo una fase di reset“, ha spiegato David Settle di MarketScholars, “ma il vero dubbio è se si tratti di una semplice correzione o dell’inizio di un cambiamento di leadership”. Intanto, gli analisti si dividono e come già notato c’è chi paragona questa fase al crollo delle dot-com del 2000, e chi invece ritiene che la domanda di AI rimarrà solida, sostenuta da investimenti a lungo termine.

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