Dopo trentacinque anni trascorsi a progettare le architetture invisibili che muovono il 99% degli smartphone mondiali, il colosso britannico Arm Holdings ha deciso di scendere direttamente in campo nel settore dell’intelligenza artificiale. E lo ha fatto con il lancio del chip AI Arm AGI CPU, presentato il 24 marzo 2026 a San Francisco, con cui l’azienda cessa di essere un semplice fornitore di licenze per diventare un produttore di hardware.
Il nuovo processore a 136 core, realizzato con tecnologia a 3 nanometri da TSMC, promette prestazioni doppie rispetto ai sistemi tradizionali x86, puntando a ridurre i costi operativi dei data center fino a 10 miliardi di dollari per ogni gigawatt di capacità installata.
Questa mossa strategica mira al cuore della dell’AI agentica, ovvero sistemi capaci di operare in autonomia con un livello di efficienza paragonabile a quello umano. Il CEO Rene Haas prevede che la nuova divisione hardware genererà 15 miliardi di dollari di entrate annuali entro il 2031, portando il fatturato complessivo del gruppo a quota 25 miliardi. È un cambiamento di paradigma che trasforma Arm da alleato neutrale a concorrente diretto di giganti come Intel e AMD, ma che ha già trovato il sostegno di partner d’eccezione come Meta e OpenAI.
L’entusiasmo dei mercati, che ha spinto il titolo Arm a un rialzo del 12%, riflette la fiducia nella capacità dell’azienda di catturare una fetta più ampia della catena del valore. Nonostante l’assenza tra i sostenitori di partner storici come Apple e Nvidia, il futuro di Arm sembra ormai tracciato: non più solo strumenti per disegnare chip, ma vero e proprio silicio per alimentare il cervello dell’AI globale.

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