Il mercato pubblico europeo richiede sempre più soluzioni che non passino per infrastrutture americane. Un esempio? Nell’aprile 2026, la Commissione Europea ha assegnato un appalto da 180 milioni di euro per il cloud sovrano a quattro provider, tra cui Scaleway (filiale del gruppo francese iliad): AWS European Sovereign Cloud, lanciato da Amazon proprio per rispondere alle preoccupazioni europee, non fa parte di queste. Ѐ solo uno specifico caso. Mentre assistiamo a un allontanamento politico degli USA dal Vecchio Continente, sta evolvendo la credibilità dell’approccio europeo al tech (“normativa first”, dati in casa, coalizioni commerciali). Fino ad oggi era considerato secondario dietro alla forza di USA e Cina. Giorno dopo giorno, invece, si impone come alternativa valida. Grazie anche ad alcuni attori di punta.
La regina Mistral
Il caso più seguito è quello di Mistral AI. La startup francese ha visto i propri ricavi crescere di 25 volte nell’arco di un anno, secondo il CEO Arthur Mensch. A settembre 2025 ha chiuso un round da 1,7 miliardi di euro guidato da ASML, portando la valutazione a 11,7 miliardi. L’obiettivo dichiarato è superare il miliardo di euro di ricavi entro fine 2026. Il motore di questa crescita è in larga parte la domanda di aziende e istituzioni pubbliche che cercano un’alternativa a OpenAI con dati che restano in territorio europeo. Francia, ma anche altri paesi del continente, stanno spingendo i propri enti verso Le Chat, l’assistente di Mistral, anziché verso ChatGPT. Il presidente Macron lo ha raccomandato esplicitamente in televisione.

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Consorzi e alleanze produttive
Sul fronte della produttività, una coalizione di aziende europee — tra cui Nextcloud, IONOS e Proton — ha lanciato Euro-Office, una suite open source pensata come alternativa a Microsoft Office. Il progetto punta a coprire documenti, fogli di calcolo, presentazioni e PDF, con supporto ai formati DOCX, PPTX e XLSX. La prima release stabile è attesa per l’estate 2026. Più in grande, nel luglio 2025 Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi hanno costituito il Consorzio Europeo per le Infrastrutture Digitali Comuni, con l’obiettivo di sviluppare strumenti condivisi come OpenDesk. Il Land tedesco dello Schleswig-Holstein ha già migrato 24.000 dei suoi 30.000 dipendenti pubblici su LibreOffice, Nextcloud e Thunderbird.
Dati e infrastrutture dentro casa
Dietro questa spinta ci sono ragioni concrete, non solo ideologiche. Il CLOUD Act americano del 2018 obbliga le aziende tech statunitensi a consegnare dati alle autorità anche se i server si trovano fisicamente in Europa. Questo significa che avere un data center a Francoforte non basta, se il provider è americano. A questo si aggiunge la pressione politica: le tensioni tra l’amministrazione Trump e i governi europei, la vicinanza dei grandi gruppi tech americani alla Casa Bianca, e il timore di perdere controllo su infrastrutture critiche hanno spinto molti decisori a prendere sul serio la questione della sovranità digitale. Secondo un rapporto del 2024 firmato da Mario Draghi, i tre principali cloud provider americani — AWS, Google Cloud e Microsoft Azure — detenevano il 65% del mercato cloud europeo nel 2021, contro il 16% dei provider europei.
Un’autonomia difficile
La strada, però, è disseminata di contraddizioni. Qwant, il motore di ricerca francese raccomandato ai dipendenti pubblici come alternativa a Google, si appoggiava in realtà a Bing di Microsoft — un accordo poi naufragato. Tra i vincitori dell’appalto cloud della Commissione figura S3NS, una joint venture tra Thales e Google Cloud: una soluzione “sovrana” che mantiene un filo diretto con un colosso americano. La Corte dei Conti francese ha messo sotto esame le spese per strumenti sviluppati internamente, come Visio, sostituto di Zoom e Teams. E i governi dei paesi europei faticano a trovare un accordo su chi sostenere: c’è chi teme di finanziare un “campione francese” piuttosto che una soluzione davvero continentale. Nel 2026, non essere americani — né cinesi né russi — è diventato un vantaggio competitivo reale. Se l’Europa riuscirà a tradurlo in un’offerta tecnologica credibile e coerente, dipenderà dalla sua capacità di andare oltre le dichiarazioni di intenti.

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