MAI-DxO, il sistema diagnostico di Microsoft, ha indovinato la diagnosi nell’83,2% di 304 casi complessi tratti dal New England Journal of Medicine. I medici generalisti, con accesso a testi e internet, si sono fermati al 36,1%. I risultati sono stati pubblicati giovedì su Science, dopo un anno passato come preprint non sottoposto a revisione.
Il sistema coordina più agenti di intelligenza artificiale che si comportano come un collegio di specialisti: pongono domande, ordinano esami, discutono le ipotesi e correggono la diagnosi man mano che arrivano nuovi elementi. Il test si chiama SDBench e simula il percorso reale, in cui il medico decide quali informazioni raccogliere e quando fermarsi. Senza risorse di consultazione i medici sono scesi a circa il 22%. Su 325 ricoveri dal pronto soccorso del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston l’AI ha totalizzato l’80,3% contro il 46,8%.
Microsoft ha provato modelli di OpenAI, Google, Anthropic, Meta e DeepSeek. I risultati migliori sono arrivati con GPT-5 e GPT-5.5. GPT-5 da solo, con un prompt breve, otteneva il 78,9% sui casi complessi a un costo stimato di circa 8.400 dollari per caso. Con DxO il costo scende di circa 3.000 dollari e la precisione sale di quattro punti. Con GPT-5.5, uscito ad aprile 2026, la precisione passa dal 72% a quasi l’87%, a un costo leggermente inferiore.
I numeri raccontano però una storia più sfumata. Sui casi di pronto soccorso GPT-5.5 resta intorno all’85% con e senza DxO, a costi simili. Il sistema aiuta soprattutto i modelli più deboli: Gemini 2.5 Flash passa dal 46,4% a quasi il 69%. Eppure le differenze tra modelli deboli e forti pesano più del guadagno portato dall’orchestratore. Una parte consistente del miglioramento arriva quindi dai modelli di base e non dal sistema Microsoft.
Ci sono altri limiti. Il confronto ha coinvolto medici generalisti che lavoravano da soli, non gli specialisti o le équipe che di solito gestiscono questi casi. I costi sono stime calcolate sui casi e non fatture reali. Dominic King, vicepresidente della divisione Salute di Microsoft AI, ha ricordato che la pratica clinica è fatta di variabili non strutturate e in continua evoluzione. Mustafa Suleyman, amministratore delegato di Microsoft AI, parla invece di un passo verso la «superintelligenza medica». Microsoft si affianca così a Google e OpenAI tra le aziende che sostengono di eguagliare o superare i medici.
Il passo successivo sarà la prova sul campo. Microsoft prevede di testare DxO al Beth Israel Deaconess Medical Center e di rendere open source SDBench. Solo i dati su pazienti reali, con tassi di falsi positivi ed esiti clinici misurati, diranno se il vantaggio visto in simulazione regge in corsia.














