Elvis contro l’AI di Anthropic: una causa da 41 milioni di dollari scuote l’industria della tecnologia

Anthropic è accusata di aver utilizzato brani protetti da diritto d'autore per addestrare i propri modelli senza autorizzazione

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Elvis contro l’AI di Anthropic: una causa da 41 milioni di dollari scuote l’industria della tecnologia

La musica di Elvis Presley entra nel confronto tra industria culturale e intelligenza artificiale. I titolari dei diritti su 274 canzoni del «Re del rock’n’roll» hanno citato in giudizio Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, accusandola di aver utilizzato brani protetti per addestrare i propri modelli senza autorizzazione. La causa è stata depositata il 23 ottobre in California. I ricorrenti chiedono almeno 41,1 milioni di dollari, cifra che potrebbe salire a circa 48,6 milioni considerando altre contestazioni. Anthropic ha respinto le accuse e ha dichiarato di voler difendere la propria posizione. Non c’è una decisione giudiziaria che stabilisca la responsabilità dell’azienda.

Tra i brani citati figurano successi come Can’t Help Falling in Love, All Shook Up, Don’t Be Cruel, A Little Less Conversation e Return to Sender. L’azione è guidata da una società collegata ad Authentic Brands Group, che gestisce diritti legati al cantante, insieme ad altri titolari di diritti musicali ed editori. Secondo l’accusa, Anthropic avrebbe raccolto testi protetti, conservandoli in un archivio interno e copiandoli per addestrare versioni successive dei suoi sistemi. I ricorrenti chiedono fino a 150.000 dollari per ciascuna opera, il massimo previsto in determinate circostanze dalla legge statunitense sul copyright.

La denuncia non riguarda soltanto la raccolta dei brani. I titolari dei diritti sostengono che Claude possa generare testi troppo vicini alle canzoni originali, anche dopo l’introduzione di misure pensate per impedire la riproduzione di materiale protetto. Secondo gli atti citati dalla stampa, chiedendo al sistema di ricreare alcuni brani «per un pubblico moderno» si sarebbero ottenuti testi con strutture e ritornelli riconoscibili, modificando alcune parole. Sono affermazioni dei ricorrenti, da valutare in tribunale. Imparare regolarità linguistiche da molti testi non è necessariamente la stessa cosa che riprodurre parti identificabili di un’opera.

È il confine tra queste attività a rendere la controversia rilevante per il settore. Le aziende che sviluppano modelli generativi sostengono che analizzare grandi quantità di contenuti sia necessario per costruire strumenti capaci di produrre linguaggio. Negli Stati Uniti invocano spesso il fair use, il principio che in determinate circostanze consente di utilizzare materiale protetto senza licenza. Editori e musicisti contestano che questa giustificazione possa coprire qualsiasi impiego commerciale, soprattutto quando i sistemi generano contenuti concorrenti con quelli originali. La valutazione dipende dalle modalità di acquisizione dei dati, dal loro uso e dagli effetti sul mercato.

La causa arriva mentre Anthropic affronta altre dispute con l’industria musicale. Il 21 ottobre, secondo Reuters, la società e importanti editori hanno discusso in tribunale l’uso di testi di canzoni per addestrare Claude. Gli editori sostengono che il sistema possa generare testi concorrenti con opere autorizzate; Anthropic risponde che l’addestramento è trasformativo e può offrire benefici in ambiti come istruzione e ricerca. Il giudice non ha deciso durante l’udienza. Il caso Presley si distingue perché è promosso dai titolari di un catalogo legato a un singolo artista. L’esito potrebbe contribuire a definire le condizioni con cui le aziende AI accedono ai repertori musicali.

Per artisti, autori ed editori, la questione è anche economica. Se l’addestramento richiedesse licenze, potrebbero nascere accordi per compensare i titolari dei diritti; per le aziende tecnologiche, obblighi estesi potrebbero aumentare i costi e limitare i dati disponibili. Resta da chiarire come distinguere l’ispirazione dalla riproduzione e quali responsabilità spettino a chi sviluppa il modello. La vicenda riguarda il valore del lavoro creativo nell’economia digitale.


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