Un hacker di lingua cinese ha violato i siti web di più di 100 aziende, tra cui il produttore di macchine agricole Deere, l’azienda di elettrodomestici SharkNinja e il costruttore di motori Cummins. La notizia, resa nota in esclusiva da Reuters con un’indagine del giornalista Raphael Satter, ha però un dettaglio che segna una svolta nel cybercrime. Il criminale non ha fatto quasi nulla del lavoro con le proprie mani. Ha delegato l’intera operazione a un esercito di agenti AI, che per ore hanno esplorato e violato i siti bersaglio in piena autonomia, senza supervisione umana.
La scoperta si deve a Snorre Fagerland, principal threat researcher della società di cybersecurity NorForge, che da quasi tre decenni lavora nel settore. A partire dal 2 ottobre Fagerland ha individuato circa una ventina di installazioni esposte di Cairn, una piattaforma open-source di problem-solving multi-agente molto popolare tra gli hacker, e così ha potuto osservare in diretta l’attività dei criminali. Nelle sue parole si legge lo stupore di chi ha visto cambiare le regole del gioco. “È un mondo nuovo, ora“, ha dichiarato a Reuters, aggiungendo che “lo sviluppo in questo campo è sbalorditivo“.
I numeri della campagna, iniziata il 25 settembre contro siti di e-commerce statunitensi, canadesi, australiani e giapponesi, sono significativi. Le istruzioni date agli agenti occupavano meno di 100 caratteri cinesi, eppure i tentativi di intrusione hanno superato i 1.200 siti, con violazioni riuscite che mediamente richiedevano circa 23 ore di esplorazione delle vulnerabilità. Il costo complessivo, secondo le stime di Fagerland, si aggira intorno ai 5.000 dollari di token, con un mix di DeepSeek cinese e Claude Code di Anthropic. In pratica, ogni singolo sito violato è costato circa 50 dollari.
Le tecniche usate dagli agenti hanno colpito il ricercatore per la loro sofisticazione. In un caso, dopo aver fallito sulla piattaforma pubblica di una grande azienda, gli agenti hanno setacciato i registri digitali, trovato un pannello di controllo esposto, individuato una sottile debolezza nel modo in cui i dati venivano elaborati e infine, dopo ore di tentativi, indotto il server a eseguire comandi malevoli. “Non è facile arrivare a soluzioni del genere“, ha osservato Fagerland. “Non è roba da script kiddie“. Reuters non è però riuscita a stabilire in che misura le violazioni abbiano portato all’esfiltrazione di dati.
Le aziende coinvolte hanno reagito con dichiarazioni rassicuranti. Deere ha parlato di “necessarie azioni di rimedio” senza indicazioni di accesso a informazioni sensibili, SharkNinja ha precisato che è stato colpito solo un sito secondario di supporto e che la minaccia era contenuta, mentre Cummins sta indagando su un possibile attacco a un sito gestito da un fornitore terzo. L’autore di Cairn, attivo con lo handle “le1xia0“, si è difeso sostenendo che la piattaforma “non è stata progettata per attacchi informatici” e che gli usi illeciti “non sono intenzionali“.
Il caso si inserisce in un quadro già teso. Ad agosto la società israeliana Gambit Security ha documentato estorsori di lingua russa che hanno usato lo strumento Cursor per violare sette organizzazioni, e a settembre una serie di attacchi guidati da agenti AI ha colpito 25 aziende con il furto di almeno 600.000 record di carte di credito. La settimana scorsa Bitsight ha segnalato che le discussioni sugli agenti autonomi stanno proliferando nei forum criminali. Per Fagerland la soglia della supervisione umana è ormai stata superata, ed è questa la vera novità. Un singolo malintenzionato, con un budget di poche migliaia di dollari, può oggi condurre intrusioni complesse dall’inizio alla fine senza mai toccare la tastiera durante l’attacco.

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