Droni ucraini contro un data center russo di Sberbank: era destinato a diventare il più grande d’Europa

L'attacco si inserisce in una campagna ucraina di ritorsione contro l'infrastruttura digitale russa

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Droni ucraini contro un data center russo di Sberbank: era destinato a diventare il più grande d’Europa

Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre un drone ucraino ha colpito il data center di Sberbank a Balakovo, nella regione russa di Saratov. Non si tratta di un impianto qualunque. Come ha ricordato l’Associated Press, quello di Saratov era il sito destinato a diventare il più grande data center d’Europa, il fiore all’occhiello dell’infrastruttura digitale di Mosca. L’attacco è avvenuto durante una delle notti più intense della guerra, con la Russia che dice di aver abbattuto 902 droni su più regioni, sulla Crimea annessa e sul Mar d’Azov. Secondo il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, 493 di questi erano diretti verso l’area della capitale.

Sberbank, la più grande banca russa per attivi e numero di clienti, ha confermato il colpo tramite il suo primo vicepresidente Alexander Vedyakhin, citato dall’agenzia TASS. «Confermiamo l’attacco al data center», ha dichiarato, precisando però che tutti i sistemi e i servizi della banca funzionano normalmente. Il bilancio umano resta comunque pesante. Il governatore della regione di Saratov, Roman Busargin, ha riferito che l’attacco su Balakovo ha causato una vittima e danni ad diversi edifici residenziali.

Il raid si inserisce in una campagna che sta spostando la guerra su un fronte inedito, quello dell’infrastruttura digitale. Da inizio mese Yandex, il gigante tecnologico spesso soprannominato «la Google russa», ha subito almeno tre attacchi con droni ai propri data center. Il primo, l’8 ottobre a Sasovo nella regione di Ryazan, è stato il primo colpo di questo tipo mai registrato in Russia. Il centro «ha smesso di operare completamente», aveva detto la società, e le immagini postate sui social mostravano una colonna di fumo nero che usciva dal tetto. A segnalarlo era stato un impianto a più di 500 chilometri dal confine, un dettaglio che la dice lunga sulla portata dei droni di lungo raggio di Kyiv. Il giorno dopo un secondo attacco ha danneggiato i moduli di Kaluga, ferendo nove persone e mettendo fuori servizio parecchie infrastrutture. «Alcuni servizi di Yandex potrebbero subire interruzioni», aveva avvertito la società in un comunicato, aggiungendo di stare ancora valutando l’entità dei danni.

Perché puntare sui data center? Perché oggi sono il cuore pulsante di qualsiasi economia moderna. Ospitano i server che fanno funzionare internet, i servizi bancari, i motori di ricerca e, sempre più, i sistemi di intelligenza artificiale che richiedono enormi quantità di calcolo. Colpirli significa paralizzare trasporti, pagamenti e piattaforme usate da decine di milioni di persone, come accaduto con le grandi interruzioni di servizio seguite all’attacco a Sasovo. Il gesto di Kyiv è anche una risposta simmetrica. Mosca da mesi prende di mira data center e hub logistici ucraini, e il commento di Andriy Kovalenko, ex capo del Centro ucraino per la lotta alla disinformazione, è su Telegram, «due possono giocare a questo gioco».

La notte dell’attacco a Balakovo, la Russia ha colpito a sua volta tutte e tre le centrali termoelettriche di Kyiv, lasciando senza elettricità almeno 600.000 persone secondo il presidente Volodymyr Zelensky. Sono stati lanciati 39 missili balistici e oltre 120 droni contro le infrastrutture energetiche di Kyiv e Kharkiv. Il tutto mentre il presidente statunitense Donald Trump spinge per un cessate il fuoco sull’energia, richiesta che il Cremlino sembra ignorare. «La Russia ha gettato al vento l’opportunità di de-escalation», ha denunciato Zelensky.

Per chi osserva il mondo dell’AI, il messaggio è chiaro. Il calcolo, l’energia e i data center sono diventati asset strategici quanto i pozzi di petrolio, e ora anche bersagli legittimi di un conflitto. Sberbank, che ha investito miliardi nei propri progetti di AI con l’assistente GigaChat, ha visto un simbolo delle proprie ambizioni tecnologiche trasformato in un obiettivo militare.


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