Donald Trump ha firmato il 29 settembre 2026 un ordine esecutivo intitolato “Inaugurating the Era of Super Intelligence”, con cui impone a tutte le agenzie federali di abbandonare le espressioni “intelligenza artificiale” e “AI” in favore di “Super Intelligence” e della sigla “SI”. Il provvedimento si applica a comunicazioni ufficiali, siti web, rapporti e documenti di policy dell’intera filiera esecutiva. Non tocca regolamenti già emanati, contratti o documenti storici.
La giornata del 29 settembre è stata densa. Prima della firma, la Casa Bianca ha riunito i vertici delle più grandi aziende del settore: presenti Elon Musk (X), Jensen Huang (Nvidia), Mark Zuckerberg (Meta), Sundar Pichai (Alphabet), Dario Amodei (Anthropic) e Greg Brockman (OpenAI). Al termine del summit, i partecipanti hanno sottoscritto un accordo parallelo e volontario, il “White House Accord on Super Intelligence”, distinto dall’ordine esecutivo. L’accordo chiede alle aziende che sviluppano modelli avanzati di adottare controlli interni, processi di monitoraggio e valutazioni esterne indipendenti, con supervisione a livello di consiglio di amministrazione. Non obbliga però i firmatari ad adottare il nuovo termine presidenziale.
La motivazione ufficiale dell’ordine poggia su un argomento storico: il termine “artificial intelligence” risale a circa 70 anni fa e, secondo la Casa Bianca, non riflette più le capacità attuali dei sistemi. L’ordine afferma che le tecnologie sviluppate dagli innovatori americani “vanno ben oltre quanto immaginato quando il termine ‘Artificial Intelligence’ fu coniato”. Trump ha aggiunto a voce, rivolto ai giornalisti: “Non è artificiale, siamo tutti d’accordo su questo.” Il testo dell’ordine stabilisce che il termine Super Intelligence “cattura in modo più appropriato la promessa, il potenziale e le capacità in rapida evoluzione di queste tecnologie”.
Il problema è che nel campo dell’AI il termine “superintelligenza” ha già un significato tecnico preciso: indica un sistema che supera le capacità cognitive umane in quasi tutti i domini del pensiero. Questa soglia non è ancora stata raggiunta da nessun sistema esistente. Usarlo come etichetta generica per descrivere l’AI odierna crea una sovrapposizione concettuale che molti ricercatori troveranno problematica. Le agenzie hanno ora 60 giorni per proporre una definizione legislativa formale di “Super Intelligence” e della sigla “SI”, con eventuali raccomandazioni per ulteriori misure esecutive.
La mossa si inserisce in una strategia più ampia dell’amministrazione, che ha finora evitato qualsiasi forma di regolamentazione vincolante sull’AI, lasciando al settore privato la gestione dei rischi attraverso impegni volontari. Se il cambio di nome avrà effetti concreti sulla governance reale resta da vedere. Quel che è certo è che il governo federale dovrà ora riscrivere buona parte del proprio lessico ufficiale — e che le aziende firmatarie dell’accordo, almeno per ora, non sono obbligate a seguirlo nemmeno in questo.














