Le dichiarazioni dei CEO sui rischi e la sicurezza hanno fatto crollare i titoli azionari legati all’AI

Le azioni asiatiche legate all’AI hanno registrato un forte calo dopo che i CEO dei principali laboratori di AI statunitensi hanno invitato a rallentare lo sviluppo della tecnologia

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Le dichiarazioni dei CEO sui rischi e la sicurezza hanno fatto crollare i titoli azionari legati all’AI

Le borse asiatiche hanno registrato giornate di forte turbolenza dopo che i CEO dei principali laboratori statunitensi di intelligenza artificiale hanno lanciato un appello pubblico per rallentare lo sviluppo della tecnologia. Il messaggio, arrivato nel weekend, ha scatenato una reazione a catena nei mercati finanziari, con azioni legate al settore tech che hanno subito pesanti perdite già all’apertura delle contrattazioni. A Tokyo, il titolo SoftBank, uno dei maggiori investitori in OpenAI, ha ceduto fino al 13,2% nelle prime ore di scambio, mentre il produttore di chip di memoria Kioxia ha visto crollare il proprio valore del 9,8% all’avvio delle negoziazioni. Il panico si è diffuso rapidamente anche in altri paesi della regione, con i listini di Corea del Sud e Cina che hanno seguito la stessa tendenza al ribasso.

Il motivo scatenante è stato un comunicato congiunto pubblicato dai vertici di laboratori come OpenAI, Anthropic e DeepMind, che hanno sollecitato una moratoria volontaria nello sviluppo di modelli avanzati di AI. Secondo quanto riportato, la decisione sarebbe motivata da preoccupazioni legate alla sicurezza e alla mancanza di regolamentazioni adeguate per gestire rischi potenzialmente catastrofici. “Non possiamo ignorare i segnali che arrivano dalla comunità scientifica”, ha dichiarato un portavoce di OpenAI, sottolineando come la corsa all’innovazione stia superando la capacità di controllo dei governi e delle istituzioni. La notizia ha trovato eco anche in Cina, dove il quotidiano statale Global Times ha definito la richiesta dei CEO occidentali una “tattica da guerra fredda”, accusando gli Stati Uniti di voler frenare la crescita tecnologica altrui per mantenere il proprio vantaggio competitivo.

Gli analisti finanziari sono divisi sulle conseguenze a lungo termine di questa scelta. Da un lato, alcuni esperti vedono nell’appello una mossa strategica per evitare una bolla speculativa simile a quella delle dot-com di fine anni Novanta. “I mercati stanno reagendo con eccesso di paura”, ha commentato l’economista giapponese Kenji Tanaka, docente all’Università di Tokyo. “Il settore dell’AI è ancora in una fase di crescita esponenziale, ma la volatilità attuale riflette la paura degli investitori di un’interruzione improvvisa degli investimenti”. Altri, invece, paventano un effetto domino: se i principali attori del settore dovessero davvero rallentare lo sviluppo, potrebbero aprirsi spazi per attori meno trasparenti, come quelli legati a regimi autoritari, che non si farebbero scrupoli a proseguire senza vincoli.

La reazione dei mercati non si è limitata alle azioni. Anche i titoli legati alle criptovalute e ai semiconduttori hanno subito perdite significative, con il Bitcoin che ha perso oltre il 5% in poche ore e il Nasdaq giapponese che ha chiuso la giornata con un -4,2%. “Questa è una crisi di fiducia”, ha dichiarato alla Reuters l’analista finanziario sudcoreano Lee Min-jung. “Gli investitori si chiedono se il settore sia davvero sostenibile così com’è, o se stia diventando troppo rischioso”. Le preoccupazioni non riguardano solo la stabilità economica, ma anche l’impatto sociale: secondo un sondaggio pubblicato oggi da Nikkei Asia, il 68% dei giapponesi ritiene che lo sviluppo dell’AI debba essere regolamentato più rigidamente, anche a costo di rallentare l’innovazione.

Non tutti, però, sono d’accordo con la scelta dei CEO. In una dichiarazione rilasciata oggi, il ministro giapponese per l’Economia, Taro Aso, ha invitato alla prudenza. “Non possiamo permetterci di fermare il progresso tecnologico”, ha affermato Aso. “L’AI è uno strumento che può migliorare la vita di milioni di persone, ma deve essere gestito con responsabilità. La soluzione non è fermarsi, ma lavorare insieme per creare regole chiare”. Anche in Europa, dove la regolamentazione dell’AI è già in fase avanzata, la notizia ha acceso un dibattito. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato che Bruxelles monitorerà attentamente gli sviluppi, ma ha escluso la possibilità di imporre restrizioni simili a quelle richieste dai CEO americani.

Ora gli occhi sono puntati sui prossimi mesi, quando i vertici dei laboratori di AI dovrebbero incontrarsi con rappresentanti dei governi per discutere possibili soluzioni. Nel frattempo, i mercati rimangono in allerta. “Questa è una situazione senza precedenti”, ha concluso Tanaka. “Nessuno sa davvero come andrà a finire, ma una cosa è certa: l’era dell’AI senza regole è finita”.


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