Tre escursionisti inesperti di Roseville, in California, sono stati salvati sul Monte Shasta dopo aver usato Google Gemini per pianificare ogni dettaglio della scalata. L’intelligenza artificiale aveva consigliato riserve di acqua e cibo del tutto inadeguate. Quella che doveva essere un’ascesa di otto ore si è trasformata in un’odissea di più giorni, conclusa con l’intervento dei ranger del Forest Service e dei volontari del Siskiyou County Sheriff’s Office.
I tre uomini avevano montato il campo base a circa 2.560 metri di quota il 29 agosto. Alle 3 del mattino di domenica sono partiti con zaini leggeri verso la cima a 4.322 metri, la seconda vetta più alta della catena delle Cascades, in California settentrionale. Hanno raggiunto il vertice alle 19, ben oltre la cosiddetta “regola del mezzogiorno”, ovvero il limite orario raccomandato alle autorità locali oltre il quale non è consigliabile tentare la discesa. Nella notte hanno perso l’orientamento, hanno chiamato il centralino dello sceriffo per chiedere indicazioni, ma hanno imboccato la direzione sbagliata finendo nel Mud Creek Canyon. Lì hanno bivaccato, con uno dei tre che aveva riportato un infortunio al ginocchio. Il mattino seguente, ranger e volontari li hanno riportati al sentiero.
Dopo il salvataggio, i tre hanno ammesso alle autorità di aver affidato interamente la pianificazione a Gemini, chiedendo al chatbot sia il percorso che l’elenco di cosa portare. Lo sceriffo ha dichiarato che l’IA aveva indicato quantità di cibo e acqua insufficienti rispetto alle reali necessità del gruppo, un errore aggravato dal fatto che l’escursione si è prolungata ben oltre il previsto. Le autorità hanno definito la scelta di fare affidamento esclusivo sull’AI “un errore critico”.
Il problema non è nuovo. Casi analoghi si sono verificati in precedenza con altri chatbot, come testimoniato da un episodio avvenuto vicino a Vancouver, in Canada, dove un gruppo di escursionisti era stato soccorso dopo aver seguito le indicazioni di un’IA e si era ritrovato nella neve. La questione mette in evidenza un limite strutturale di questi strumenti: i modelli linguistici generano risposte plausibili ma non hanno accesso a dati aggiornati in tempo reale sulle condizioni meteo locali, sullo stato dei sentieri o sulle specificità fisiche di chi pone la domanda. Gemini non conosce l’esperienza pregressa degli utenti, il loro livello di allenamento né le condizioni attuali della montagna.
Il Siskiyou County Sheriff’s Office ha pubblicato un comunicato su Facebook invitando gli escursionisti a contattare la stazione locale del Forest Service prima di qualsiasi scalata e a non fare mai affidamento esclusivo sull’AI per pianificare un’uscita in montagna. Google non ha rilasciato commenti ufficiali sull’accaduto. L’episodio solleva una domanda concreta che va oltre il singolo incidente: quando un modello come Gemini risponde a una richiesta su un’attività potenzialmente pericolosa, chi definisce i limiti di ciò che il sistema dovrebbe — o non dovrebbe — consigliare? La responsabilità di stabilire quei confini resta, per ora, irrisolta.












