Google Meet smette di essere uno strumento solo per videochiamate. Con l’ultimo aggiornamento, Gemini può prendere appunti durante le riunioni fisiche: basta aprire l’app su telefono o computer, avviare la funzione e il microfono del dispositivo registra la conversazione in sala. Niente software aggiuntivo, niente bot in chiamata.
La funzione si chiama “Take Notes for Me” ed esiste già da tempo per le videochiamate. Ora Google la porta fuori dallo schermo. Durante un incontro in presenza, l’utente apre Meet dalla schermata principale, tocca il pulsante dedicato e Gemini inizia a trascrivere in tempo reale. Al termine, genera un riassunto con i punti chiave e le azioni da seguire, salva tutto in un documento su Google Drive e lo invia via email all’organizzatore. Se la riunione era stata pianificata su Google Calendar, il documento viene allegato direttamente all’evento.
Google ha dichiarato che oltre 110 milioni di utenti hanno già usato “Take Notes for Me” nelle videochiamate. Un numero che dice quanto sia radicata la funzione nell’ecosistema Workspace, e che spiega perché l’azienda abbia scelto di allargarne il perimetro. La novità non richiede di trovarsi in una sala riunioni attrezzata né di aver programmato l’incontro in anticipo: il sistema funziona anche durante una conversazione informale, in un bar o in un corridoio. Flessibilità che fino a ieri era appannaggio quasi esclusivo di app terze.
La mossa mette Google direttamente in competizione con strumenti come Otter.ai, Fireflies e Fathom, che hanno costruito interi prodotti attorno all’idea di eliminare la presa manuale di appunti. Questi servizi hanno finora avuto un vantaggio strutturale: funzionano su qualsiasi piattaforma, indipendentemente da dove avviene la riunione. Google sta replicando esattamente quella logica. La funzione è disponibile anche per riunioni su Zoom o Microsoft Teams, non solo su Meet. Per le startup del settore, la pressione cresce.
Sul fronte privacy, il nodo rimane aperto. Gemini trascrive conversazioni in tempo reale, e chiunque parli nella stanza viene registrato attraverso il microfono del dispositivo. Google specifica che i dati delle riunioni non vengono conservati dopo la sessione, ma la gestione delle note generate resta soggetta alle policy di retention dell’organizzazione. Gli amministratori IT possono abilitare o disabilitare la funzione per singoli gruppi di utenti, il che lascia alle aziende un margine di controllo. La funzione supporta una lingua alla volta per sessione: nessun supporto al multilinguismo nella stessa riunione, almeno per ora.
L’accesso è riservato agli account Google Workspace a pagamento con i piani idonei, tra cui Google AI Pro, Ultra ed alcune configurazioni enterprise. Chi usa piani base non può ancora accedere. È un limite che restringe la platea nell’immediato, ma la direzione è chiara. Quando uno strumento da 110 milioni di utenti smette di stare fermo dentro uno schermo e inizia ad ascoltare le stanze, il confine tra riunione digitale e riunione fisica si assottiglia fino a sparire.














