Secretariat e ACEDS hanno pubblicato il loro rapporto annuale sull’intelligenza artificiale nel mondo legale, e il messaggio principale è uno solo: l’AI non si discute più, si usa. Il 2026 Artificial Intelligence Report, giunto alla seconda edizione con questa partnership, certifica un’adozione quasi universale dell’AI tra i professionisti del diritto, con strumenti generativi ormai integrati nelle attività quotidiane di studio e ricerca.
Il cambio di prospettiva è netto nei dati. Il 69% dei professionisti legali dichiara oggi di usare strumenti AI generici nel proprio lavoro, più del doppio rispetto all’anno precedente quando la quota si fermava al 31%, secondo il 2026 Legal Industry Report di 8am. Gli strumenti specifici per il settore legale hanno anch’essi raddoppiato la loro diffusione, arrivando al 42% di utilizzo. Numeri che raccontano uno spostamento rapido, non graduale.
Sul piano operativo, la AI generativa è entrata nei flussi di lavoro più concreti: redazione di documenti, ricerca giuridica, revisione di atti, sintesi di testi, eDiscovery. Sono le attività centrali di qualsiasi studio legale, non funzioni accessorie. Il rapporto Secretariat-ACEDS segnala come l’industria abbia lasciato la fase della sperimentazione per entrare in quella dell’adozione operativa vera e propria. I professionisti non testano più l’AI in laboratorio: la usano per chiudere i fascicoli.
Eppure i problemi strutturali restano aperti. Secondo i dati raccolti nell’edizione 2025 dello stesso rapporto — che copre un campione internazionale di 17 paesi — le principali barriere all’adozione erano la riservatezza dei dati (56%), i costi (47%) e il rischio di allucinazioni dei modelli (31%). Questi ostacoli non sono spariti. Si sono spostati: prima erano motivi per non adottare l’AI, adesso sono problemi da gestire mentre la si usa già. La governance è il nodo che il settore legale non ha ancora sciolto. Solo il 34% degli studi ha adottato formalmente l’AI a livello istituzionale, e il 43% non ha alcuna policy interna sull’uso dei modelli, né in programma di crearne una. Significa che buona parte dell’adozione avviene in modo informale, sotto la soglia del controllo organizzativo.
L’efficienza c’è, ma la formazione manca. Il 61% dei professionisti dichiara di risparmiare tempo ogni settimana grazie all’AI, ma meno della metà degli studi offre formazione sull’uso responsabile di questi strumenti. Maribel Rivera, VP di ACEDS, ha sintetizzato il problema con chiarezza: quello che serve adesso non è entusiasmo, ma guida pratica su quali strumenti usare, come inserirli nei processi e come farlo senza compromettere confidenzialità e difendibilità degli atti. Aggiungendo che educazione e governance devono tenere il passo con l’adozione, non rincorrerla a distanza.
Il quadro che emerge per il resto del 2026 è quello di un settore spaccato in due velocità. I singoli professionisti corrono, gli studi camminano. La spesa in tecnologia legale è cresciuta del 9,7% nel 2025 — il ritmo più alto mai registrato — ma l’85% degli studi non raccoglie dati sul ritorno degli investimenti in AI, o non sa se lo fa. Finché la distanza tra uso individuale e struttura istituzionale resterà così ampia, il rischio non sarà quello di usare troppo l’AI: sarà di usarla male, senza sapere davvero cosa succede quando un modello risponde in modo sbagliato e nessuna policy interna stabilisce chi è responsabile.














