xAI, l’azienda di intelligenza artificiale controllata da Elon Musk, ha installato 59 turbine a gas naturale per alimentare il suo data center Colossus 2 in Tennessee senza ottenere i permessi federali previsti dal Clean Air Act. Lo rivela un’inchiesta di Reuters basata su comunicazioni riservate tra i regolatori e i rappresentanti dell’azienda.
Il numero di turbine individuate è il doppio di quanto xAI avesse dichiarato pubblicamente: la società aveva ammesso solo 27 impianti non autorizzati a gennaio, sostenendo che i permessi non fossero necessari perché si tratta di turbine “mobili” destinate a restare sul posto per meno di un anno. Almeno 57 delle 59 turbine si trovano appena oltre il confine, a Southaven, in Mississippi, mentre il data center che alimentano si trova a Memphis, in Tennessee, e serve il chatbot Grok e altri sistemi AI dell’azienda.
Le stime elaborate da Reuters su appena 30 delle turbine indicano emissioni potenziali di circa 2.500 tonnellate annue di ossidi di azoto, 4.000 tonnellate di monossido di carbonio e 22 tonnellate di formaldeide, calcolate assumendo un funzionamento continuo all’80% della capacità nominale. Sono livelli ben superiori alla soglia di 100 tonnellate annue di NOx che fa scattare l’obbligo di permesso federale. Ben King, analista del think tank Rhodium Group che ha esaminato l’analisi di Reuters, ha definito il progetto “un livello senza precedenti di gas installato dietro il contatore in un unico luogo“, riferendosi agli impianti fuori rete che servono un solo cliente.
Il dipartimento ambientale del Mississippi e xAI sostengono in atti giudiziari che le turbine siano esenti dal permesso per la loro natura temporanea. L’agenzia statale afferma che le turbine portatili non richiedono autorizzazione, mentre l’EPA aveva chiarito già a gennaio 2026 che anche gli impianti temporanei che superano certe soglie di emissione devono ottenere un permesso, pur valutando “flessibilità normative” per le unità portatili. Il Dipartimento di Giustizia statunitense è intervenuto nella causa sostenendo che limitare le turbine minaccerebbe la sicurezza nazionale, dato che i sistemi di xAI supportano attività statunitensi. xAI, l’agenzia del Mississippi e l’EPA non hanno risposto alle domande di Reuters sull’impatto dell’inquinamento sulle comunità di colore.
Un’analisi separata sui dati del censimento mostra che i residenti vicini all’impianto sono in modo sproporzionato afroamericani. Sul lato Tennessee, dove gli abitanti non hanno voce in capitolo nel processo di autorizzazione del Mississippi, circa il 94% dei residenti entro otto chilometri dall’impianto è nero, contro il 52% della contea circostante. La zona non rispetta già gli standard federali sull’ozono, di cui gli ossidi di azoto sono un precursore chiave, con effetti dannosi sulla salute respiratoria. La vicenda richiama uno studio del 2022 di UCLA e Columbia University su Nature Energy, secondo cui le comunità un tempo soggette a redlining, la pratica bancaria che discriminava i richiedenti di mutui neri, sono oggi esposte in modo sproporzionato agli inquinanti dei combustibili fossili. “L’inquinamento atmosferico da queste e altre fonti contribuisce a disparità razziali sistemiche nelle malattie croniche e, in definitiva, a vite più brevi“, ha dichiarato a Reuters Lara Cushing, docente di salute pubblica alla UCLA e coautrice dello studio.
Per chi vive vicino ai data center, la preoccupazione è che Memphis sia solo l’inizio. Sarah Gladney, 72 anni, residente nello storico quartiere nero di Boxtown a pochi chilometri da Colossus 1, ha raccontato a Reuters la rapida espansione della presenza di xAI nell’area. “Una volta che hanno messo piede a Memphis, penso che sarà un movimento continuo verso altre comunità“, ha detto. “È tutta una questione di soldi, non di salute o benessere delle persone che vivono qui.” Le turbine di xAI si inseriscono in una battaglia più ampia sulla giustizia ambientale legata al boom dell’AI, con decine di impianti fuori rete simili in costruzione o proposti in tutto il paese, spesso approvati in poche settimane senza gli studi e le udienze pubbliche richiesti per i progetti collegati alla rete elettrica.

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