Fable 5 vietato, Meta in ritardo: l’AI finisce nel mirino di Washington

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato ad Anthropic di disabilitare i modelli Fable 5 e Mythos 5 per i cittadini stranieri, scatenando la prima causa legale di un cliente commerciale contro il provvedimento. Nel frattempo, Meta rimane l'unica grande azienda AI a non aver ancora firmato l'accordo per la revisione preventiva dei propri modelli da parte delle autorità federali.

Governance - Legal 24 giu 2026

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Fable 5 vietato, Meta in ritardo: l’AI finisce nel mirino di Washington

Fable 5 è rimasto disponibile al pubblico per tre giorni. Anthropic lo ha rilasciato il 9 giugno; il 12 giugno, il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio americano ha emesso un’ordinanza di controllo sulle esportazioni che richiedeva all’azienda di bloccare l’accesso al modello per qualsiasi cittadino straniero, dentro e fuori gli Stati Uniti. Anthropic ha disattivato l’accesso per tutti gli utenti, senza distinzione di nazionalità, mentre cercava un modo pratico per rispettare il provvedimento.

Ora arriva la prima causa legale commerciale contro quel blocco. Legion LegalTech, una startup di San Jose che costruisce strumenti AI per avvocati, ha presentato ricorso il 23 giugno presso il tribunale federale di Washington D.C. L’azienda chiede al giudice di annullare la direttiva e di emettere un’ingiunzione preliminare che ne blocchi l’applicazione. Il punto centrale del ricorso è concreto: il team di sviluppo di Legion include sviluppatori canadesi che lavorano dal Canada. Quando Anthropic ha spento Fable 5 e Mythos 5, quella parte del team ha perso l’accesso dall’oggi al domani. Anche dopo che Anthropic ha ripristinato un accesso parziale con controlli aggiuntivi sulla nazionalità, i dipendenti canadesi di Legion sono rimasti tagliati fuori. La causa descrive il danno come “immediato, irreparabile ed esistenziale.”

Anthropic non è parte in causa. L’azienda ha dichiarato di essere “grata all’amministrazione per la collaborazione in corso” e ha precisato di aver rispettato la direttiva pur dissentendo sulla proporzionalità del provvedimento. La motivazione ufficiale del governo ruota attorno a un presunto jailbreak di Fable 5: ricercatori di Amazon avrebbero individuato metodi per aggirare le protezioni del modello. Secondo Anthropic, la tecnica segnalata “consiste essenzialmente nel chiedere al modello di leggere un codebase specifico e correggere eventuali falle software” — una capacità già presente in altri modelli sul mercato, incluso GPT-5.5 di OpenAI. Il governo non ha confermato pubblicamente questa ricostruzione. Anthropic è già in causa con l’amministrazione federale in procedimenti separati a Washington e in California, dopo che il Pentagono l’aveva etichettata come un rischio per la sicurezza della catena di fornitura.

Sullo sfondo di questa vicenda, un altro fronte si apre con Meta. Il presidente Trump ha firmato il 2 giugno un ordine esecutivo che istituisce un quadro formale per la valutazione preventiva dei modelli AI da parte del governo federale. L’obiettivo è dare alle autorità fino a trenta giorni per esaminare i modelli prima della loro pubblicazione. OpenAI, Anthropic, Google, Microsoft e xAI hanno già accettato di condividere i propri modelli con il governo per la valutazione. Meta è l’unica grande azienda a non aver ancora firmato. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che Meta “spera di firmare l’accordo presto”, ma le trattative procedono via email e nessun accordo formale è stato siglato. Il governo non dispone ancora di un processo di revisione strutturato: il termine per definirlo è fissato a fine luglio.

I due casi, letti insieme, mostrano quanto rapidamente la regolazione dell’AI stia diventando terreno di conflitto legale e commerciale. Un’azienda che costruisce il proprio prodotto attorno a un singolo modello di frontiera può trovarsi senza strumenti di lavoro nel giro di ventiquattr’ore, per decisioni che sfuggono completamente al suo controllo. La causa di Legion è la prima del suo genere, ma difficilmente sarà l’ultima. E il ritardo di Meta nel firmare l’accordo di revisione federale, in questo contesto, non è solo una questione burocratica: è un segnale su come l’azienda intende posizionarsi rispetto a un sistema di controlli che, volente o nolente, si sta consolidando.


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