Ciò che dici all’AI può diventare materiale processuale: la decisione di un giudice negli USA

Secondo il giudice un'AI non può essere equiparata ad un avvocato e quindi non può esistere segreto professionale in uno scambio fra individuo e chatbot

Legal 16 apr 2026

2 min.

Ciò che dici all’AI può diventare materiale processuale: la decisione di un giudice negli USA

Chiedere all’intelligenza artificiale come difendersi da un’immaginaria accusa penale può essere un esperimento invitante e alla portata di ognuno. Ma la recente decisione di un giudice negli Stati Uniti ha appena dimostrato come questo atto possa ritorcersi contro gli imputati in processi reali. Lo scorso febbraio, il giudice federale Jed S. Rakoff del tribunale di New York ha infatti stabilito, in quello che gli esperti definiscono il primo caso a livello nazionale, che le conversazioni con chatbot AI non sono protette dal segreto professionale tra avvocato e cliente.

Il caso riguarda Bradley Heppner, ex CEO di una società finanziaria accusato di aver truffato gli investitori per 300 milioni di dollari. Dopo aver scoperto di essere sotto indagine, Heppner aveva usato Claude, il chatbot di Anthropic, per elaborare strategie difensive basate sulle informazioni ricevute dai suoi avvocati. Successivamente l’FBI, durante la perquisizione della sua abitazione, ha sequestrato 31 documenti generati con quell’AI, negando la tesi della difesa secondo cui il chatbot avrebbe funzionato come uno strumento al servizio della comunicazione con i legali.

La logica del giudice Rakoff è piuttosto semplice. Claude, che è un’AI, non può stringere un rapporto avvocato-cliente con l’utente, e di conseguenza le comunicazioni tra due non-avvocati su questioni legali non sono protette da segreto professionale, indipendentemente da quanto sia sofisticato lo scambio. In più, la policy sulla privacy di Anthropic, come anche quella dei suoi concorrenti, si riserva esplicitamente il diritto di esaminare i prompt degli utenti, conservarli sui propri server e divulgarli alle autorità governative in risposta a richieste legali.

Il giudice Rakoff nel commentare la sua decisione ha affermato che “le implicazioni dell’AI per il diritto stanno solo iniziando a essere esplorate”. La decisione del giudice ha scosso il mondo legale statunitense, ma le sue implicazioni vanno ben oltre gli imputati penali. Chiunque usi strumenti come ChatGPT, Claude o Gemini in relazione a questioni legali o regolamentari, che si tratti di un dipendente, un dirigente o un privato cittadino, rischia di rendere quelle conversazioni accessibili alla controparte in una causa.

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