Dopo un temporanea sospensione dell’inserimento di Anthropic nalla blacklist per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la battaglia tra il gigante dell’intelligenza artificiale e la difesa statunitense segna un punto a favore del Pentagono. Una corte d’appello federale ha infatti confermato il “blacklisting” della società produttrice di Claude, respingendo la richiesta di sospendere con urgenza l’ordine che la esclude dai contratti militari. Al centro dello scontro c’è una profonda divergenza etica, sorta quando Anthropic si è rifiutata di eliminare i vincoli che impediscono al suo software di essere utilizzato per la sorveglianza di massa o nello sviluppo di armi autonome.
Per il segretario della difesa Pete Hegseth, questa presa di posizione costituisce un “rischio per la sicurezza nazionale”, poiché limiterebbe la prontezza militare degli Stati Uniti in un’epoca di corsa agli armamenti tecnologici. Tuttavia, l’azienda non cede. Anthropic sostiene che costringerla a modificare il proprio DNA etico sia una ritorsione illegale che viola il Primo Emendamento. Secondo il CFO di Anthropic, Krishna Rao, questo isolamento forzato potrebbe costare all’azienda miliardi di dollari in ricavi entro la fine del 2026, minacciando la stabilità di uno dei principali attori del settore.
Il panorama legale resta comunque frammentato. Se a Washington il Pentagono esulta, pochi giorni fa un giudice in California ha definito l’azione del governo come “un’orwelliana ritorsione”, sottolineando come nessuna legge permetta di marchiare un’azienda statunitense come “avversaria” solo perché esprime dissenso.

Il fatturato di Anthropic ha superato quello di OpenAI
È la prima volta che accade e secondo gli analisti…














