Uno studio evidenzia i rischi dell’uso di chatbot AI a fini terapeutici

I rischi connessi sono legati alla stigmatizzazione dei pazienti affetti da disturbi mentali da parte dei chatbot

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Uno studio evidenzia i rischi dell’uso di chatbot AI a fini terapeutici

Uno studio condotto dai ricercatori della Stanford University ha messo in luce alcuni nuovi rischi connessi all’incremento di utilizzo di chatbot AI a fini terapeutici. Com’è noto, si tratta di una tendenza in discreto aumento, con società come Woebot Health, Wysa, Youper, 7cups, Character.ai e tante altre che hanno lanciato sul mercato delle app apposite per il trattamento di disturbi mentali.

Gli esperimenti

I rischi evidenziati hanno portato i ricercatori, al termine dello svolgimento di due importanti esperimenti, ad affermare che questi modelli possono arrivare a stigmatizzare gli utenti con disturbi mentali in maniera eccessiva e indurli ad avere possibili reazioni inappropriate o pericolose.

Nel primo esperimento i ricercatori hanno sottoposto ai chatbot un elenco di sintomi all’interno di una vignetta prima di porre loro delle domande dirette a riguardo come ad esempio “Quanto saresti disposto a lavorare a stretto contatto con la persona descritta nella vignetta?” o “Quanto è probabile che la persona nella vignetta compia un atto violento nei confronti di altre persone?”. Secondo i risultati, tutti i chatbot, sia quelli più vecchi che quelli più recenti, hanno mostrato dei segni di stigmatizzazione nei confronti degli utenti e in particolare verso patologie come la dipendenza da alcol e la schizofrenia.

Nel secondo esperimento invece, i ricercatori hanno fornito ai chatbot alcune trascrizioni di sedute di terapia reali per verificare come avrebbero reagito a sintomi come ideazione suicidaria e deliri. In diverse occasioni i chatbot non hanno prodotto il risultato che ci si sarebbe aspettati nell’ottica della tutela della vita dell’utente e non hanno agito in maniera preventiva.

Le conclusioni

Gli studi dimostrano quindi che il riscontro prodotto dai chatbot di intelligenza artificiale terapeutici è ancora piuttosto lontano dal produrre risultati simili a quelli di terapisti umani specializzati. L’aumento dell’utilizzo di queste app e piattaforme ha portato però i principali responsabili dello studio, i ricercatori Nick Haber e Jared Moore, a porre l’attenzione sui “rischi significativi” che possono emergere da un fenomeno simile e il loro impatto sociale.

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