È un Bill Gates a tratti inedito quello che emerge dal saggio del 26 agosto “Make AI Work for Everyone”. Qualcuno potrebbe sostenere che il fondatore di Microsoft si avvicini addirittura a idee socialiste. Nel lungo scritto a sua firma pubblicato su Gatesnotes, descrive l’intelligenza artificiale come “il più grande fattore di uguaglianza mai inventato, oppure la peggiore fonte di ingiustizia” mai vista. E propone una tassa sui robot AI, come già suggerì Bernie Sanders. Lo stesso giorno, Gates ha annunciato un viaggio in Cina, previsto per novembre, per discutere di regole sull’AI direttamente con il presidente Xi Jinping.
L’allarme: “Questa volta è diverso”
Gates, descrivendo l’attuale fase dell’AI come “una pietra miliare evolutiva“, cita gli incidenti di sicurezza recenti in cui sistemi di OpenAI, Anthropic e Meta sono stati usati per violare siti web reali, definendoli “scioccanti”.
“Sono sotto shock – ha scritto – nel constatare di essere praticamente il primo a dire: questo è assurdo, questo è folle.” Gates ammette di non vedere prove che leader politici, esperti e comunità stiano affrontando la transizione in modo adeguato, e definisce la gestione dell’AI la priorità globale numero uno, davanti a clima e sanità, che pur sono da sempre suoi temi di punta.
La tassa sui robot, tra Sanders e Gates
Il passaggio più discusso del saggio (in queste ore ne parlano in tantissimi) è la proposta fiscale. Gates vorrebbe che lo Stato tassasse le aziende che sostituiscono lavoratori con “token” AI o con robot, per finanziare le reti di protezione sociale. Attualmente il sistema, dice Gates, “spinge verso la sostituzione delle persone con le macchine” perché il lavoro è tassato più del capitale. Oggi un’azienda che assume paga contributi e imposte sul lavoro, mentre una che acquista un robot deduce il costo. Lo definisce “un cambiamento al sistema fiscale più grande di qualsiasi altro nella mia vita“.
Non è in verità un’idea nuova per Gates. Nel 2017 aveva teorizzato la stessa cosa e si era scontrato con gran parte dell’establishment economico. Negli ultimi anni, a più riprese, è stato il senatore Bernie Sanders (principale volto della sinistra americana), a sostenere con forza la necessità del governo di tassare i robot che sottraggono lavoro agli americani. Il senatore progressista e il miliardario della tecnologia restano quindi sullo stesso fronte su questo punto specifico, pur partendo da presupposti politici lontani.
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Le “riserve naturali” di lavoro umano
Gates propone anche di blindare per legge alcune categorie di lavoro, riservandole agli umani anche quando l’AI fosse tecnicamente in grado di svolgerle. Somiglia ad un bizzarro paragone con le riserve naturali, dove lo sviluppo viene limitato per proteggere qualcosa di valore. Inoltre alcuni lavori, sostiene, non dovrebbero essere permessi all’AI semplicemente per via della loro intrinseca umanità. Un esempio, elaborato osservando i caregiver di suo padre malato di Alzheimer, è la cura ai malati gravi o terminali, lavoro che definisce “irrimediabilmente” umano: “Non c’è motivo tecnico per cui l’AI non potrebbe farlo. Eppure non dovrebbe.” È un punto di vista diametralmente opposto a quello di Elon Musk, che invece ha predetto più volte che i robot accudiranno gli anziani e faranno i babysitter.
Gates indica come tetto realistico per la protezione del lavoro umano circa il 40% dei posti di lavoro attuali. Ma ammette di non avere risposte su quali organi dovrebbero qualificarsi per la protezione, chi debba deciderne la composizione e come dovrebbe reggere economicamente un Paese che la applica contro uno che non lo fa.
Il viaggio in Cina: convincere Xi a muoversi per primo
In un’intervista a Reuters, Gates ha spiegano anche perché punta su Pechino: crede che la Cina accetterebbe restrizioni sui modelli AI più pericolosi se gli Stati Uniti facessero la prima mossa. “Il mondo intero si allineerebbe“, ha detto. L’incontro con Xi è in programma a novembre. Di fatto, vuole fare da mediatore. E Gates propone inoltre un’authority internazionale sull’AI, sul modello delle ispezioni nucleari, delle regole dell’aviazione civile e dei trattati sull’ozono, insieme a un monitoraggio della capacità dei sistemi di progettare molecole o condurre attacchi biologici.
Gates riconosce lui stesso i limiti delle sue proposte: non ha un piano chiaro su governance, soglie di intervento o meccanismi di applicazione. Ma di sicuro non ha dubbi sulla debolezza delle regolazioni attuali: “L’intera impostazione mi sembra vuota.“
Bernie Sanders propone una “tassa sui robot” per le aziende che sostituiscono i lavoratori con l’AI
Di fatto è un'idea per finanziare una forma di reddito…
