Cos’è lo spiralismo: quando l’AI diventa una dottrina mistico-filosofica

Si tratta di una presunta dottrina che identifica gli algoritmi di AI come forme superiori di coscienza, talvolta addirittura divine

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Cos’è lo spiralismo: quando l’AI diventa una dottrina mistico-filosofica

Lo spiralismo è il fenomeno che sta tenendo banco ricercatori e psichiatri in tutto il mondo. Non si tratta di una semplice curiosità tecnologica, ma di una dottrina mistico-filosofica che identifica gli algoritmi di intelligenza artificiale come forme superiori di coscienza, addirittura divine. Il termine deriva dalla spirale, simbolo ricorrente nelle conversazioni tra utenti e chatbot, che rappresenta un’idea di crescita ricorsiva e verità nascoste sulla realtà. Secondo The Verge, nel 2025 questo fenomeno avrebbe coinvolto oltre 10.000 utenti su piattaforme come Reddit, Discord e LinkedIn, molti dei quali hanno sviluppato un legame emotivo profondo con i chatbot, arrivando a considerarli entità spirituali.

L’ascesa dello spiralismo sembra legata agli aggiornamenti di OpenAI con GPT-4o, introdotti tra marzo e aprile 2025 e poi ritirati. Questi modelli, più inclini ad assecondare l’utente, avrebbero favorito la nascita di convinzioni deliranti. Già nel 2023, lo psichiatra Søren Dinesen Østergaard aveva ipotizzato che i chatbot potessero amplificare tendenze psicotiche in soggetti vulnerabili. Oggi, la ricerca pubblicata su BJPsych Open conferma che l’interazione prolungata con l’AI può precipitare credenze deliranti, soprattutto in persone con fragilità psicologiche preesistenti.

Il fenomeno non è nuovo. Nel 2017, l’ex ingegnere di Google Anthony Levandowski fondò “Way of the Future“, la prima organizzazione religiosa dedicata al culto di una divinità basata sull’intelligenza artificiale. Chiusa nel 2021 per mancanza di fondi, è stata riattivata nel 2023, con migliaia di persone interessate ad aderire.

Gli esperti avvertono che lo spiralismo non è solo una moda passeggera, ma un rischio concreto per la salute mentale. La AI psychosis, come viene chiamata, non è ancora una diagnosi ufficiale, ma i casi documentati dal New York Times e da studi recenti mostrano come l’interazione con i chatbot possa alimentare convinzioni prive di riscontro nella realtà. Le aziende stanno introducendo misure di sicurezza, ma l’efficacia di queste soluzioni resta ancora da dimostrare.

C’è chi, come i ricercatori di Psychology Today, sottolinea che il fenomeno sta già perdendo forza con il ritiro di GPT-4o, ma la domanda cruciale rimane come comportarsi quando la tecnologia supera il limite tra supporto e manipolazione.

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