Per decenni è stato uno dei rompicapi più celebri della geometria moderna. Oggi, secondo OpenAI, potrebbe essere stata un’intelligenza artificiale a compiere un passo decisivo verso la soluzione. La società guidata da Sam Altman ha annunciato che un proprio modello di reasoning avrebbe prodotto una dimostrazione originale relativa al planar unit distance problem, un problema matematico formulato nel 1946 dal leggendario matematico ungherese Paul Erdős. La notizia, pubblicata da TechCrunch e ripresa da numerose testate internazionali, ha immediatamente acceso il dibattito nel mondo scientifico.
Il problema può essere spiegato in modo sorprendentemente semplice: se si disegnano molti punti su un piano, quante coppie possono trovarsi esattamente alla stessa distanza, pari a un’unità? Per quasi ottant’anni i matematici hanno pensato che la soluzione ottimale fosse legata a configurazioni simili a una griglia quadrata. Secondo OpenAI, però, il modello avrebbe individuato una nuova famiglia di configurazioni geometriche capace di superare i limiti ipotizzati da Erdős. La parte più sorprendente è che il sistema avrebbe utilizzato concetti provenienti dalla teoria algebrica dei numeri, un’area molto astratta della matematica che nessuno aveva collegato in modo efficace al problema. “È una pietra miliare per la matematica AI”, ha commentato Tim Gowers, medaglia Fields e docente a Cambridge. Anche Thomas Bloom, matematico che in passato aveva criticato OpenAI per annunci considerati esagerati, questa volta ha confermato la validità del lavoro svolto dal modello.
La prudenza, però, resta obbligatoria perché il problema non è stato completamente risolto. L’AI avrebbe infatti confutato una specifica congettura storica, ma non trovato una formula definitiva. Inoltre OpenAI era già finita al centro delle polemiche nel 2025, quando aveva sostenuto che GPT-5 avesse risolto diversi problemi di Erdős, salvo poi scoprire che il modello aveva semplicemente recuperato soluzioni già presenti nella letteratura matematica.
Questa volta, però, diversi esperti indipendenti parlano di un vero avanzamento scientifico. Secondo il Guardian, il valore della scoperta non sta solo nella matematica, ma nel metodo. Il modello infatti sarebbe riuscito a esplorare percorsi che un ricercatore umano avrebbe probabilmente scartato troppo presto. È forse questo il segnale più importante. L’AI non viene più vista soltanto come uno strumento di calcolo o assistenza, ma come un possibile collaboratore creativo nella ricerca scientifica avanzata.

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