Il Regno Unito alza la guardia contro la diffusione online di immagini intime condivise senza consenso. Da oggi, le piattaforme tecnologiche avranno solo 48 ore di tempo per rimuovere questi contenuti una volta segnalati, oppure rischieranno multe fino al 10% del loro fatturato globale e, nei casi più gravi, il blocco totale dei loro servizi nel paese.
La decisione, annunciata dal governo britannico, arriva in risposta a un’allarmante impennata di casi di “intimate image abuse” (IIA), che colpisce in modo sproporzionato donne, ragazze e persone LGBT+. Secondo un rapporto governativo del 2025 inoltre, giovani uomini e ragazzi sono sempre più vittime di “sextortion”, una forma di ricatto sessuale online che costringe le vittime a pagare per evitare la diffusione di immagini private.
La nuova normativa, che modifica una legge già in discussione in parlamento, introduce anche l’ipotesi di trattare le immagini intime non consensuali con la stessa severità riservata ai contenuti pedopornografici o terroristici. L’autorità britannica per le comunicazioni, Ofcom, sta valutando l’uso di strumenti di “hash-matching”, una tecnica fondamentale in informatica per confrontare, identificare e proteggere dati in modo efficiente e sicuro, per bloccare automaticamente questi contenuti alla fonte, proprio come avviene già per materiali illegali. “La tecnologia deve essere parte della soluzione, non del problema”, ha dichiarato un portavoce di Ofcom, sottolineando che la diffusione di deepfake e immagini generate dall’intelligenza artificiale ha reso la situazione ancora più urgente.
“Le multe e i blocchi sono un deterrente, ma servono anche campagne di educazione digitale e sostegno alle vittime”, spiega la dottoressa Emma Short, psicologa specializzata in cyberbullismo. Intanto, il governo britannico sta anche valutando anche restrizioni all’accesso ai social media per i minori di 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia. La decisione arriva dopo che, solo poche settimane fa, la piattaforma X è stata sommersa da migliaia di immagini di donne svestite generate con l’AI e condivise senza consenso, scatenando un’ondata di proteste in tutto il paese.

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