L’intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi la più potente leva di crescita economica che l’Europa abbia visto negli ultimi decenni. Secondo Philip Lane, capo economista della Banca Centrale Europea, se l’adozione dell’AI raggiungesse almeno la metà dell’economia europea al ritmo attuale, la produttività dell’eurozona potrebbe guadagnare oltre 4 punti percentuali nel prossimo decennio.
Il problema però è che l’Europa parte svantaggiata. Nell’eurozona, quasi il 90% delle grandi aziende utilizza già l’AI, ma solo il 60% delle piccole imprese ne fa uso e appena un quarto delle aziende europee investe concretamente nella tecnologia. Un divario che pesa, soprattutto se messo a confronto con la velocità della corsa intrapresa da Stati Uniti e Cina. Oltre a questo, anche la dipendenza tecnologica dall’estero si conferma un tema reale, tenendo conto che la maggior parte delle piattaforme e dei modelli utilizzati dalle imprese europee è di origine statunitense. La BCE avverte inoltre che gli alti costi energetici rischiano di rendere ancora più difficile l’adozione dell’AI, in un contesto in cui la domanda di elettricità dei data center è destinata a più che raddoppiare entro il 2030.
Un recente studio della Banca d’Italia conferma inoltre che laddove l’AI viene adottata, i risultati sono concreti, con aumenti di produttività del lavoro, miglioramento della redditività e spostamento dell’occupazione verso profili più qualificati, senza ridurre i posti di lavoro complessivi.

Secondo un report della BCE nel breve periodo l'AI può favorire l'occupazione
Ma gli esperti avvertono che nel lungo periodo, quando l'AI…














