OpenAI contro Apple: la battaglia legale sui segreti hardware

Apple ha citato in giudizio OpenAI per furto di segreti commerciali legati all'hardware, accusando ex dipendenti di aver trafugato dati riservati. OpenAI ha risposto con una richiesta di archiviazione e un contro-attacco pubblico, pubblicando messaggi interni come prove.

Economia - Legal 10 ago 2026

2 min.

OpenAI contro Apple: la battaglia legale sui segreti hardware

Apple ha citato in giudizio OpenAI il 10 luglio presso il Distretto Nord della California, accusandola di aver sottratto segreti commerciali legati all’hardware. Al centro della disputa ci sono due ex dipendenti Apple oggi in forza a OpenAI: Chang Liu, membro dello staff tecnico, e Tang Tan, ex vicepresidente Apple diventato chief hardware officer di OpenAI dopo la fusione con io Products.

Secondo Apple, Liu ha scaricato decine di file riservati — specifiche tecniche, presentazioni ingegneristiche, dati su prodotti non ancora annunciati — prima di lasciare l’azienda. Tan, invece, avrebbe usato nome in codice di un progetto interno Apple per spingere i candidati alle selezioni a rivelare informazioni confidenziali, distribuendo anche istruzioni su come eludere i controlli di sicurezza in uscita. Apple sostiene che più di 400 suoi ex dipendenti lavorino oggi per OpenAI, e ha chiesto al giudice un’ingiunzione preliminare per vietare all’azienda di Sam Altman di accedere, usare o divulgare qualsiasi informazione riservata.

La risposta di OpenAI è arrivata su due fronti in parallelo. Da un lato, l’azienda ha depositato una mozione per far archiviare il caso, sostenendo che le stesse pratiche di sicurezza e i processi di offboarding di Apple indeboliscono la tesi che le informazioni in questione siano effettivamente tutelabili come segreti commerciali. Dall’altro, OpenAI ha pubblicato una replica pubblica dettagliata, includendo scambi di messaggi interni come prove. La mossa è insolita: trasformare un contenzioso legale in un dibattito aperto è una scelta deliberata, non una fuga di notizie.

Nel merito, OpenAI nega ogni interesse nei segreti di Apple. La società afferma di costruire tecnologia completamente diversa rispetto a quella di Cupertino, e che il suo unico interesse è assumere i migliori ingegneri disponibili sul mercato. Sulla figura di Tang Tan, OpenAI precisa che il manager — che ha trascorso oltre 24 anni in Apple prima di cofondare io Products con Jony Ive — ha sempre indicato con chiarezza al suo team di non voler usare informazioni riservate di terzi. Sul fronte delle comunicazioni pre-causa, OpenAI contesta anche la ricostruzione di Apple, secondo cui l’azienda non avrebbe mai risposto alle lettere degli avvocati: secondo OpenAI, Apple avrebbe confuso i cognomi di due dipendenti asiatici dell’azienda.

Il contesto in cui si inserisce la causa è quello della corsa all’hardware AI. OpenAI ha acquisito io Products nel luglio 2025, portando in casa la competenza progettuale di Jony Ive e di un gruppo di ex Apple che da anni lavorava a un nuovo tipo di dispositivo consumer basato sull’intelligenza artificiale. Apple, che nel frattempo ha sostituito la partnership con OpenAI scegliendo Gemini di Google per il nuovo Siri, vede in questo percorso una minaccia diretta alla propria catena di fornitura e alle proprie specifiche tecniche non ancora pubblicate.

Un’udienza sulla richiesta di ingiunzione è attesa per il 1° ottobre. La posta in gioco va oltre le singole accuse: se Apple ottenesse l’ingiunzione preliminare, OpenAI si troverebbe con vincoli operativi significativi proprio mentre il suo progetto hardware entra nella fase più delicata. Se invece la corte accoglierà la tesi di OpenAI — che le presunte informazioni riservate non siano mai state adeguatamente protette — il caso potrebbe sgonfiarsi prima del dibattimento. Quello che è già certo è che la guerra tra le due aziende, un tempo partner nella distribuzione di ChatGPT su iPhone, è ora combattuta negli aule dei tribunali federali.


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