Nvidia ha presentato al GTC di Taipei Vera, il suo primo processore centrale (CPU) pensato interamente per gli agenti di intelligenza artificiale. Jensen Huang lo ha descritto come “il nostro nuovo grande motore di crescita”, aprendo a un mercato che la società non ha mai aggredito prima: secondo il CEO, vale 200 miliardi di dollari. Non è una previsione solo teorica: Nvidia ha già registrato 20 miliardi di dollari in ordini di Vera nel solo 2025.
Per capire perché questo chip conta, bisogna partire da come funziona l’IA oggi. I modelli usano le GPU — le schede grafiche su cui Nvidia ha costruito il suo dominio — per la fase di “ragionamento”, cioè per elaborare i dati e produrre risposte. Gli agenti di AI, però, lavorano in modo diverso: ricevono un obiettivo, pianificano una serie di azioni e le eseguono in sequenza usando strumenti software. Questa parte del lavoro ricade sulle CPU, i processori tradizionali che finora erano territorio esclusivo di Intel e AMD. Vera è costruita proprio per questo compito: 88 core personalizzati chiamati Olympus, memoria ad alta velocità che arriva a 1,2 terabyte al secondo di banda, e una connessione diretta alla GPU tramite NVLink-C2C con 1,8 terabyte al secondo di trasferimento dati. Il risultato dichiarato è un completamento dei task 1,8 volte più rapido rispetto ai processori x86 convenzionali — quelli di Intel e AMD — a parità di carico di lavoro.
La lista di chi ha già aderito è significativa. OpenAI, Anthropic e SpaceX figurano tra i primi laboratori a valutare l’adozione del chip. Tra i grandi operatori cloud ci sono Oracle, ByteDance e CoreWeave. Sul fronte dei costruttori di server, Dell, HPE, Lenovo e Supermicro offriranno macchine basate su Vera sia in configurazione singola che doppia. La disponibilità commerciale è attesa nella seconda metà del 2026. Nvidia ha annunciato anche un rack intero da 256 CPU Vera raffreddate a liquido, capace di gestire oltre 22.500 ambienti software in parallelo, ciascuno a piena potenza.
La mossa ha una precisa logica. Fino a oggi Nvidia vendeva GPU per addestrare i modelli e per farli rispondere alle domande degli utenti. Con Vera entra nel segmento che gestisce cosa fa l’IA dopo che ha risposto: accedere a database, scrivere codice, consultare servizi esterni, coordinare sottoagenti. Huang ha detto che “gli agenti di IA saranno i maggiori consumatori di capacità di calcolo” e ha immaginato un futuro in cui miliardi di agenti useranno strumenti software come oggi gli esseri umani usano i computer. Ogni agente avrà bisogno di un processore. Molti processori. L’azienda stessa si definisce già uno dei maggiori produttori mondiali di CPU, un’affermazione impensabile fino a pochi anni fa quando il suo business era quasi interamente legato alle schede video per videogiochi.
La competizione, però, è aperta. I grandi operatori cloud — Amazon, Google, Microsoft — stanno progettando chip proprietari per ridurre la dipendenza da fornitori esterni. Intel e AMD non stanno fermi. Vera ha il vantaggio di integrarsi perfettamente con l’ecosistema Nvidia già installato nei data center, dove GPU e software della stessa azienda girano già fianco a fianco. Se questa coesione si tradurrà in un vantaggio duraturo dipende da quanto in fretta i concorrenti riusciranno a colmare il gap tecnico. Quello che è certo è che il confine tra GPU e CPU, nelle infrastrutture AI, sta diventando sempre più sottile — e Nvidia ha deciso di presidiare entrambi i lati.

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