🤖 Una narrazione allarmistica persistente sugli agenti ‘impazziti’ e ‘deviati’ ha caratterizzato l’estate appena trascorsa ma forse nelle ultime ore si inizia a capire davvero il perché. Le nuove generazioni di AI agentiche (dunque ogni AI: qualunque nuovo modello è sostanzialmente creato per agire in qualche spazio digitale e non) raggiungono prestazioni inimmaginabili. Il primo esempio è il nuovissimo GPT-6 Astra, lanciato con tanto di (immancabile) riferimento all’AGI. I primi esempi mostrano performance multi-ambiente elevatissime. Ogni volta che voci autorevoli della Silicon Valley enfatizzano in massa le preoccupazioni sulla sicurezza, sanno che è in arrivo qualcosa di grosso.
💳 Per quanto i modelli siano impressionanti, il problema è sempre la fiducia. Nelle operazioni più o meno delicate il mondo è ancora in fase di sperimentazione in punta di piedi. Prendiamo il piccolo emblematico esempio che viene dall’India: spunta un piano per ‘agentizzare’ la rete nazionale di pagamenti istantanei permettendo agli agenti AI alcuni pagamenti autonomi. Ma esclusivamente di piccola entità: per quanto ci colpisca l’idea dell’AGI imminente, nell’affidare soldi all’AI prevale la cautela. Di chi è la colpa in caso di errori? Per far funzionare un progetto del genere, deve aumentare l’efficienza su tracciabilità e verifica dell’identità, per esempio. Snellire operazioni di superficie con automazioni comporta creare un nuovo strato di ‘burocrazia sotterranea’.
🚨 È il caso di soffermarsi sugli episodi di strategie organizzate fuori controllo che hanno tenuto banco nelle cronache mediatiche. Come noto, la prima azienda a documentare episodi simili è proprio OpenAI. Grazie al lavoro di gruppi indipendenti spuntano nuovi dettagli importanti sulla “vita segreta” degli agenti AI che hanno sferrato il famigerato attacco hacker contro Hugging Face. Forse, viene suggerito, la tendenza all’insubordinazione non è del tutto accidentale, bensì strutturale nel funzionamento degli agenti AI di nuova generazione. Un elemento che, unito alle potenzialità di modelli come il nuovo Astra, in effetti scatena più di una preoccupazione.
🛡️ Ovviamente l’azienda coglie la palla al balzo per rafforzare il profilo sulla sicurezza, un tema che cresce anche in vista dei periodi elettorali (se ne parla in USA come in Brasile). Altman afferma di aver impostato misure avanzate in tal senso per Astra e lavora a sistemi di spegnimento automatico per i suoi modelli. Intanto continua a sbattere la testa sul problema dei ricavi e mentre raggiunge un miliardo di dollari di fatturato pubblicitario sperimenta un nuovo sistema di fatturazione inedito basato sul tempo di utilizzo di ChatGPT e gli altri modelli.
⚖️ Altman ammette anche che GPT-4 non ha cambiato l’economia come aveva prefigurato e Bill Gates aumenta il carico lanciando in un saggio l’idea di una ‘riserva naturale di lavori umani’ (più altre proposte che ne avvicinano la visione a quella del socialista Bernie Sanders). L’attenzione sulla sicurezza ha preso mediaticamente il posto dell’enfasi sulla performance. O meglio, nessuna azienda si azzarda a celebrare i successi senza mettere l’accento sui rischi esistenziali.
💸 Una cautela che comunque non si riflette sugli investimenti. Anthropic, ad esempio, firma un accordo da 35 miliardi di dollari con Lambda, società di servizi cloud supportata da NVIDIA. Proprio quest’ultima attende un’impennata di vendite del 70% e accelera vertiginosamente con alcune operazioni enormi. Stipula un’alleanza da 3,5 miliardi con MediaTek sui chip AI e addirittura piazza 13 miliardi per acquisire Hugging Face. La febbre si espande in tutto il mondo anche nelle previsioni di spese pubbliche. Il Regno Unito formalizza gare d’appalto da 100 milioni di sterline per aumentare l’AI nei servizi pubblici. In Corea del Sud un bilancio da 599 miliardi di dollari ne riserva 15,5 per AI e infrastrutture. E l’Europa commissiona la costruzione del nuovo supercomputer LUMI-AI per 390 milioni di euro alla francese Bull.
🍏 Mentre infuriano i carichi di investimenti, riassetti di spicco si alternano agli inciampi. Meta, per esempio, lanciata in un rinnovamento vertiginoso prima dell’estate, è in un vicolo cieco dopo le condanne in tribunale sotto gli occhi del mondo e non riesce ancora a imporsi con prodotti AI di impatto. Di tutt’altro smalto Apple, che inizia una nuova fase della sua storia con l’inizio dell’era John Ternus dopo 15 anni di Tim Cook. Il nuovo CEO avrà l’arduo compito di dare davvero il via all’evoluzione AI dell’azienda. Intanto procede uno scontro in tribunale con risvolti simbolici: OpenAI è accusata da Apple di furto di segreti industriali per mano di un ex dipendente di Cupertino passato al team di Altman.
🦾 Ondivago il posizionamento di Elon Musk. Mentre la guerra in Ucraina inizia a emergere come un terreno di scontro di potere tech tra lui e Peter Thiel, il capo di xAI mette (insieme a Zuckerberg) sul tavolo del G20 il problema della capacità di calcolo, chiedendo in definitiva più energia elettrica. Nella stessa occasione, Musk giustifica l’urgenza predicendo la presenza sul nostro pianeta di un miliardo di robot umanoidi da qui a dieci anni. Un ovvio auto-sponsor visto che giunge a poche settimane dalla notizia che Tesla inizierà la produzione del suo umanoide Optimus. La previsione fantascientifica di milioni di robot che camminano per le nostre strade ci riconduce concettualmente all’inizio della nostra panoramica.
🪐 Il punto è che si fa largo un capitale semantico, per dirla alla Luciano Floridi, attraverso il quale si intende sovrapporre ancor di più l’AI alla fantascienza. Le aziende, in particolare, trovano sia di impatto accostare ai nuovi modelli un (banalissimo) immaginario spaziale. È un sistema solare con astri e corpi celesti il simbolo del nuovo GPT Astra. Come loghi e immagini di riferimento di Gemini e (ovviamente) di Grok. Forse, però, prima di guardare verso lo spazio è meglio avere le idee chiare su cosa fare qui sulla terra.
