L’India prepara il salto verso i pagamenti gestiti dagli agenti AI. Il progetto riguarda UPI, la rete nazionale di pagamenti istantanei, e punta a consentire a sistemi software basati sull’intelligenza artificiale di eseguire transazioni di piccolo importo senza chiedere all’utente una nuova approvazione ogni volta. Secondo tre fonti citate da Reuters, il quadro allo studio dalla National Payments Corporation of India (NPCI) dovrebbe essere presentato al Global Fintech Fest di Mumbai e partire da operazioni quotidiane, come l’acquisto della spesa. Un agente potrebbe ricevere un incarico, valutare le alternative e completare il pagamento rispettando i vincoli stabiliti dall’utente. Il sistema dovrebbe utilizzare strumenti già presenti nell’ecosistema UPI, tra cui UPI Circle e Reserve Pay.
La scala di UPI rende il progetto particolarmente significativo. Nell’agosto 2026 la piattaforma ha gestito 24,51 miliardi di transazioni, per un valore di 29.820 miliardi di rupie, circa 314,2 miliardi di dollari. L’utente potrebbe, per esempio, chiedere a un agente di comprare determinati prodotti entro un budget, lasciandogli il compito di cercare le offerte e concludere l’operazione. Un chatbot può consigliare un prodotto, mentre un agente dotato di capacità di pagamento può arrivare fino alla conclusione dell’acquisto. Reuters indica la spesa quotidiana tra i primi casi d’uso, con possibili estensioni a forme più ampie di shopping automatizzato e, in prospettiva, a decisioni di investimento.
Il progetto non nasce però dal nulla. Nel giugno scorso Pine Labs ha presentato P3P, un protocollo che permette agli agenti AI di avviare e completare pagamenti. Il sistema utilizza autorizzazioni definite in anticipo e consente di stabilire limiti sull’importo e sul contesto dell’operazione. Attualmente supporta UPI ReservePay e le carte. Anche Razorpay e NPCI avevano già sperimentato nel 2025 pagamenti agentici all’interno di ChatGPT. Harshil Mathur, amministratore delegato di Razorpay, aveva descritto il cambiamento come il passaggio degli assistenti AI da strumenti di scoperta a veri e propri agenti per lo shopping.
Il punto più delicato riguarda però la fiducia. Quando un software può spendere denaro al posto di una persona, l’errore dell’AI diventa anche un problema finanziario. Un agente potrebbe interpretare male una richiesta, scegliere un prodotto sbagliato, pagare un prezzo diverso da quello atteso o essere manipolato da informazioni presenti online. Per questo l’autonomia deve essere accompagnata da vincoli tecnici e da una chiara attribuzione delle responsabilità. Il progetto UPI prevede limiti di spesa, tracciabilità e verifica dell’identità. NPCI sta intanto sviluppando strumenti AI per il proprio ecosistema. A febbraio ha presentato FiMI, un modello linguistico costruito per il settore dei pagamenti indiano e utilizzato da UPI Help Assistant.
La vera novità, quindi, è la costruzione di un’infrastruttura nella quale l’intenzione di una persona può trasformarsi in un’azione economica eseguita da una macchina. Un consumatore potrebbe delegare all’agente compiti semplici, come acquistare ogni settimana determinati prodotti entro un budget, senza intervenire a ogni passaggio. Il commercio online potrebbe così spostarsi da un modello nel quale è la persona a navigare tra offerte e negozi a uno nel quale sono gli agenti a cercare, confrontare e acquistare per conto degli utenti. È una prospettiva che interessa anche operatori come Mastercard e Visa e che rende l’India un laboratorio importante per il cosiddetto commercio agentico. La sfida sarà trovare un equilibrio tra comodità e controllo. Per gli utenti significherà capire non solo che cosa un agente può fare, ma anche entro quali limiti può farlo e come interromperne l’autorizzazione.
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