Prosegue l’investimento europeo in capacità di calcolo per l’AI: ordine da 390 milioni di euro a favore della francese Bull

EuroHPC, il consorzio europeo per il supercalcolo, ha selezionato Bull per costruire LUMI-AI, azienda francese recentemente nazionalizzata

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Prosegue l’investimento europeo in capacità di calcolo per l’AI: ordine da 390 milioni di euro a favore della francese Bull

L’Unione europea fa un passo decisivo verso l’autonomia nel settore dell’AI, affidando a Bull—azienda francese recentemente nazionalizzata—la costruzione di LUMI-AI, il sesto sistema della rete “AI Factories”. L’obiettivo è chiaro ridurre la dipendenza da giganti extraeuropei come Nvidia e costruire una filiera tecnologica tutta made in Europe. Il contratto da 390 milioni di euro, assegnato da EuroHPC (European High-Performance Computing Joint Undertaking), rappresenta non solo un traguardo economico ma anche una dichiarazione politica. “Questo progetto rafforza la nostra capacità di competere a livello globale e di difendere i valori europei nell’era dell’AI”, ha dichiarato una portavoce della Commissione europea, sottolineando come l’investimento sia parte di una strategia più ampia per rendere il continente leader nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie avanzate.

Il nuovo supercomputer, che si aggiunge a una serie di macchine già commissionate nell’ambito del programma europeo, sarà installato in Finlandia e affiancherà LUMI (Large Unified Modern Infrastructure), uno dei computer più potenti al mondo già operativo a Kajaani. LUMI-AI, tuttavia, non sarà solo una potenza di calcolo, ma un’infrastruttura dedicata esclusivamente allo sviluppo di modelli avanzati di AI. Secondo quanto riportato da EuroHPC, la macchina sarà in grado di eseguire operazioni complesse a una velocità fino a 10 volte superiore rispetto ai sistemi attuali, grazie a una combinazione di chip di ultima generazione e architetture ottimizzate per l’apprendimento automatico. “Stiamo entrando in una nuova era in cui l’AI non è più un’opzione ma una necessità strategica”, ha commentato un analista del settore, evidenziando come l’Europa stia cercando di colmare il divario con Stati Uniti e Cina, che attualmente dominano il mercato con investimenti decine di volte superiori.

La scelta di Bull come partner non è casuale. L’azienda, storicamente attiva nel campo del supercalcolo, è stata recentemente acquisita dallo Stato francese per circa 404 milioni di euro, un’operazione finalizzata a rilanciare la sovranità tecnologica del paese. “La nazionalizzazione di Bull è stata un’operazione lungimirante”, spiega un report di Diginomica, “perché permette alla Francia di controllare una parte critica della catena del valore dell’AI, dalla progettazione dei chip alla gestione dei dati”. Il governo francese ha infatti stanziato ulteriori fondi per potenziare le infrastrutture di ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di attrarre talenti e imprese nel settore. Anche altri paesi europei stanno seguendo questa strada: la Svezia, ad esempio, ha recentemente affidato a Bull la gestione di Mimer, un altro supercomputer dedicato all’AI, con un contratto da 30 milioni di euro.

Tuttavia, non mancano le sfide. Nonostante gli sforzi, l’Europa arranca ancora in termini di investimenti complessivi rispetto ai competitor globali. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 gli Stati Uniti hanno investito oltre 100 miliardi di dollari in infrastrutture per l’AI, mentre la Cina ha destinato circa 70 miliardi. L’Europa, con i suoi 30 miliardi, cerca di recuperare terreno puntando su collaborazioni pubblico-private e su progetti come LUMI-AI. “Non si tratta solo di spendere di più, ma di spendere meglio”, ha dichiarato un funzionario dell’EuroHPC, “e questo significa costruire sistemi che siano non solo potenti, ma anche etici e trasparenti”. Un riferimento, questo, alle crescenti preoccupazioni europee riguardo alla privacy dei dati e all’uso responsabile dell’AI, temi su cui l’UE ha già varato normative stringenti come il GDPR e l’AI Act.

Il progetto LUMI-AI arriva in un momento cruciale per il continente. Mentre Stati Uniti e Cina accelerano nello sviluppo di modelli sempre più sofisticati, l’Europa rischia di rimanere indietro se non riuscirà a garantire una base industriale solida. “La sovranità tecnologica non è un optional, ma una condizione necessaria per la nostra indipendenza economica e politica”, ha sottolineato il ministro francese per la Transizione digitale, Jean-Noël Barrot. Parallelamente, anche il settore privato sta mostrando interesse: SoftBank, ad esempio, ha recentemente annunciato un investimento da 75 miliardi di euro in data center per l’AI in Francia, la più grande operazione straniera mai registrata nel paese. Un segnale che, nonostante le difficoltà, l’Europa rimane un mercato attraente per le grandi corporation.

In definitiva, LUMI-AI rappresenta un tassello importante nella strategia europea, ma il percorso verso l’autonomia è ancora lungo. Il successo del progetto dipenderà non solo dalle capacità tecnologiche di Bull, ma anche dalla capacità dell’Unione di coordinare gli sforzi tra i vari Stati membri e di attrarre investimenti privati. “Non possiamo permetterci di fallire”, ha concluso la portavoce della Commissione europea, “perché il prezzo da pagare non sarebbe solo economico, ma anche geopolitico”. Con LUMI-AI, l’Europa prova a scrivere una pagina nuova nella sua storia tecnologica, ma la sfida è appena iniziata.


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