Il 30 luglio Meta ha pubblicato risultati sotto le attese: utile per azione a 6,18 dollari contro i 7,22 previsti, margine operativo sceso dal 43% al 31% in un anno, flusso di cassa libero crollato a 784 milioni, il minimo dal 2022. Dietro a questi numeri c’è una corsa faticosa e urgente alle infrastrutture AI: la spesa prevista per il 2026 è salita fino a 145 miliardi di dollari, quasi il doppio dell’anno precedente e Meta non ha rivelato quanto conta di spendere nel 2027. Il titolo ha reagito scendendo.
Il morale “più basso di sempre”
A maggio erano già arrivati 8.000 licenziamenti e lo spostamento di altri 7.000 dipendenti su ruoli AI. Zuckerberg ha ammesso davanti allo staff che lo sviluppo degli agenti “non ha accelerato come ci aspettavamo” e di aver “calcolato male” i tempi della riorganizzazione; il CTO Andrew Bosworth ha definito il morale interno “il più basso nella storia dell’azienda“.
Sul fronte talenti, Meta ha iniziato una poderosa e costosa campagna acquisti di specialisti AI, ma da novembre 2025 l’azienda ha perso oltre 200 tra ricercatori e ingegneri senior. Alcuni erano volti storici, a partire da Yann LeCun, storico chief AI scientist e voce dell’open source, che ha fondato poi una propria startup sui “modelli del mondo” con oltre un miliardo di dollari raccolti. Il nuovo corso di Meta, guidato dal chief AI officer Alexandr Wang con la cultura “demo, non memo” del team TBD Lab, ha già superato in ambizione il gruppo FAIR che LeCun aveva costruito.
Un nuovo metaverso?
Anche sui prodotti si sono registrate alcune incertezze. Il modello di punta “Behemoth” è stato accantonato dopo benchmark deludenti, e Meta lavorerebbe ora a un modello chiuso proprietario (nome in codice “Avocado”), voltando le spalle ad anni di retorica open source. Anche per il timore, dopo il caso DeepSeek, che i pesi aperti regalino ai concorrenti un punto di partenza gratuito. E nonostante Zuckerberg rivendichi centinaia di milioni di utenti mensili contati via WhatsApp e Instagram per Meta AI, nelle classifiche di traffico dei chatbot standalone (in cui ChatGPT si prende il 68% e Gemini il 18%), l’app non compare tra i nomi monitorati.
Zuckerberg comunque non arretra: il 1° luglio ha annunciato la vendita di capacità di calcolo in eccesso via cloud (il titolo si è alzato di +9% in giornata), e ad agosto ha pubblicato un manifesto sulla “superintelligenza personale” distribuita a miliardi di persone. Ma il 14 agosto Roger McNamee, ex consigliere di lunga data di Zuckerberg, ha parlato su CNBC di “un’illusione” costruita ad arte, paragonando la spesa AI al precedente deludente di Reality Labs (noto ai più come il sogno del Metaverso di Zuckerberg).
Verso ottobre
Forse Meta paga il conto di previsioni troppo ottimistiche: l’organizzazione è stata rifatta due volte in meno di un anno, la squadra che aveva costruito la reputazione open source è finita in gran parte dispersa. E il suo prodotto di punta, nonostante i miliardi spesi, non ha ancora trovato un pubblico affezionato e reale al di fuori dalle app che Meta possiede già.
I prossimi mesi saranno cruciali. Il 23 e 24 settembre Meta Connect sarà il primo banco di prova pubblico dopo questa estate turbolenta. Saranno presentati nuovi occhiali e visori nella pressione di mostrare progressi concreti sull’AI. Il modello chiuso a cui Meta lavora da mesi, sempre rimandato, potrebbe finalmente arrivare entro fine anno, insieme a qualche nuovo modello open source promesso da Zuckerberg per placare le critiche. E a fine ottobre, la pubblicazione dei conti del terzo trimestre sanciranno l’inizio del nuovo capitolo.
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