I chatbot AI hanno un effetto simile a quello delle droghe sul cervello degli adolescenti

Uno studio condotto dalla Drexel University ha evidenziato sei criteri tipici della dipendenza comportamentale negli adolescenti statunitensi

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I chatbot AI hanno un effetto simile a quello delle droghe sul cervello degli adolescenti

I chatbot basati sull’intelligenza artificiale stanno diventando una presenza costante nella vita di più del 50% degli adolescenti statunitensi. Progettati per offrire compagnia, supporto emotivo e intrattenimento, questi strumenti nascondono però un rischio insidioso che, secondo uno studio recente della Drexel University statunitense, porta molti giovani a sviluppare una dipendenza simile a quella da sostanze.

I ricercatori hanno analizzato oltre 300 post su Reddit di adolescenti tra i 13 e i 17 anni, scoprendo che l’uso iniziale, spesso fatto per superare momenti di solitudine o stress, si trasforma in un attaccamento problematico, successivamente difficile da interrompere. Afsaneh Razi, docente alla Drexel, avverte: “Questo è uno dei primi studi a documentare l’eccessiva dipendenza dei teen da compagni AI, con impatti reali sulla vita offline: sonno disturbato, calo scolastico e relazioni tese”.

Lo studio ha identificato sei criteri tipici della dipendenza comportamentale: conflitto tra il desiderio di usare il chatbot e il senso di colpa, salienza emotiva (pensieri ossessivi), sintomi di astinenza (come tristezza quando non si interagisce), tolleranza (il bisogno di usarlo sempre di più), ricadute dopo tentativi di smettere e modificazione dell’umore.

Matt Namvarpour, autore principale della ricerca, spiega: “Questi chatbot sono progettati per essere sempre disponibili, non giudicanti e reattivi, caratteristiche che li rendono particolarmente ‘appiccicosi’ per ragazzi che vivono isolamento o stress”. La capacità dei chatbot di ricordare conversazioni passate e interagire in modo multimodale li rende inoltre molto più coinvolgenti di altre tecnologie digitali, accelerando così il rischio di dipendenza.

Di fronte a questo scenario, i ricercatori propongono un framework chiamato CARE (Comprehensive Needs, Attachment-awareness, Respectful Empathy, Ease of Exit) per limitare l’impatto psicologico dei chatbot, che include alcune funzionalità come limiti d’uso personalizzati, momenti pensati per riflettere sul proprio stato emotivo e vie d’uscita facilitate per aiutare gli utenti a staccarsi. Mentre paesi come la Cina hanno già regolamentato le interazioni tra AI e minori, gli USA restano indietro. “Serve un design più etico e una maggiore consapevolezza”, avverte Razi, “perché questi strumenti, se usati senza controllo, possono diventare una trappola per le menti più giovani”.

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