La Cina ha fatto un altro passo deciso nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. La Cyberspace Administration of China ha pubblicato una bozza di regolamento per supervisionare i cosiddetti “digital humans”, cioè personaggi virtuali generati dall’AI, imponendo l’obbligo di etichettatura chiara e vietando i servizi che potrebbero ingannare i minori o alimentare dipendenze.
Nel dettaglio, i produttori di applicazioni con compagni AI dovranno avvisare regolarmente gli utenti tramite pop-up che stanno interagendo con un’AI e non con un essere umano, e invitarli a fare una pausa dopo due ore consecutive di utilizzo. Dovranno inoltre creare sistemi in grado di valutare lo stato emotivo degli utenti e individuare eventuali segnali di dipendenza. È previsto anche l’intervento obbligatorio di operatori umani se l’utente esprime intenti suicidi, con notifica immediata al tutore o a una persona designata.
Il tema non riguarda solo la Cina. Uno studio del MIT Media Lab, un laboratorio di ricerca interdisciplinare del Massachusetts Institute of Technology di Boston, nel marzo 2025 ha rilevato che i chatbot AI possono risultare più dipendenti dei social media, perché imparano cosa vogliono sentirsi dire gli utenti e glielo restituiscono in modo costante. Anche la California ha approvato una legge simile, la SB 243, che impone alle piattaforme di ricordare ai minori ogni tre ore che stanno parlando con un’AI e di fare una pausa.
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