OpenAI lancia una campagna di persuasione per far cambiare idea agli elettori USA sui data center

Tra gli impegni principali c’è la rinuncia agli accordi di riservatezza con i funzionari pubblici. Restano eccezioni per sicurezza e segreti commerciali. L’azienda renderà inoltre disponibili i piani di costruzione, studi indipendenti sul rumore e dati locali sui consumi di elettricità e acqua.
OpenAI lancia una campagna di persuasione per far cambiare idea agli elettori USA sui data center

La corsa all’intelligenza artificiale passa anche dai territori che ospitano le infrastrutture necessarie per alimentarla. Negli Stati Uniti, il consenso delle comunità locali è diventato un ostacolo concreto. Dopo le elezioni del 3 novembre, segnate da vittorie di candidati favorevoli a limiti più severi e da referendum contro nuovi progetti, OpenAI ha deciso di cambiare approccio. Il 5 novembre ha presentato un piano per conquistare la fiducia dei residenti, riconoscendo che non basta promettere sviluppo e posti di lavoro: le comunità vogliono sapere quali costi sosterranno e quali benefici riceveranno. Reuters riferisce che 40 delle 41 consultazioni locali considerate da Ballotpedia si sono concluse con un voto contrario ai progetti o favorevole a restrizioni. Il Washington Post ha documentato divieti o limitazioni in almeno 29 giurisdizioni.

Il pacchetto comprende impegni su trasparenza, energia, acqua e ricadute economiche. OpenAI ha pubblicato un “National Community Compact”, che prevede un accordo per ogni campus di calcolo di sua proprietà e gestione. Promette di coinvolgere i residenti quando i progetti possono ancora cambiare, indicare un referente locale e pubblicare i risultati ogni anno. Tra gli impegni principali c’è la rinuncia agli accordi di riservatezza con i funzionari pubblici. Restano eccezioni per sicurezza e segreti commerciali. L’azienda renderà inoltre disponibili i piani di costruzione, studi indipendenti sul rumore e dati locali sui consumi di elettricità e acqua.

Il nodo più delicato riguarda chi pagherà il conto dell’espansione. I data center consumano molta energia e possono richiedere nuovi collegamenti alla rete. I residenti temono che i costi ricadano sulle bollette, mentre uso dell’acqua e rumore alimentano le proteste. OpenAI afferma che pagherà per intero l’elettricità utilizzata e le infrastrutture necessarie, con garanzie per proteggere gli altri utenti se un progetto viene cancellato o ridimensionato. Per il raffreddamento, dichiara di voler privilegiare sistemi a circuito chiuso o a basso consumo idrico. Il piano politico che accompagna il patto invita inoltre le autorità a stabilire regole per l’intero settore, affinché i grandi consumatori sostengano i costi aggiuntivi che provocano sulla rete.

OpenAI cerca di rispondere anche alle critiche sull’occupazione generata da queste strutture. Chris Lehane, responsabile degli affari globali dell’azienda, ha citato il campus previsto nel sud dell’Ohio, al quale OpenAI associa 2.500 posti di lavoro permanenti con una retribuzione media annua di 80.000 dollari. La società sostiene che l’occupazione proseguirà dopo la costruzione, perché server e componenti devono essere aggiornati e gli impianti richiedono manutenzione. Promette di pubblicare le previsioni sulle assunzioni e collaborare con sindacati, scuole professionali e imprese locali. Cita anche iniziative in Georgia e Ohio, tra cui fondi per i pasti scolastici e i servizi alle famiglie. Questi impegni dovranno però essere verificati nella loro attuazione.

La resistenza ai data center va oltre le preoccupazioni ambientali. Un sondaggio Washington Post-Abc News-Ipsos citato dal quotidiano indica che sette statunitensi su dieci si oppongono a nuovi impianti nelle proprie comunità. Le proteste riguardano bollette, consumo di risorse, rumore e scarsa possibilità di incidere sulle decisioni. Anche altri grandi gruppi rispondono con investimenti locali e promesse di trasparenza, ma le iniziative volontarie potrebbero non bastare. Diversi politici chiedono garanzie vincolanti, controlli e limiti alle agevolazioni fiscali. La disponibilità di chip e capitali non garantisce più il diritto di costruire. La legittimità sociale delle infrastrutture sta diventando una condizione essenziale della corsa all’AI. Il nuovo patto sarà credibile solo se le promesse si tradurranno in dati pubblici, responsabilità verificabili e benefici concreti per i territori.

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