Google ha imposto limiti all’uso da parte di Meta dei suoi modelli di intelligenza artificiale Gemini a causa dell’incapacità di fornire la capacità computazionale richiesta. Secondo quanto riportato dal Financial Times e confermato da più fonti, tra cui Reuters e Bloomberg, la decisione risale a marzo 2026, quando Google ha comunicato a Meta di non poter soddisfare la domanda di risorse aggiuntive.
La situazione ha causato ritardi e interruzioni in diversi progetti interni di Meta, costringendo l’azienda a invitare i dipendenti a ottimizzare l’uso dei token AI, le unità di misura che quantificano il consumo computazionale per i progetti di AI.
La notizia evidenzia una tensione crescente tra i due colossi tech, dovuta alla domanda di risorse computazionali che supera l’offerta disponibile. Meta, che acquista l’accesso ai modelli Gemini tramite servizi cloud e API, si è trovata in una posizione particolarmente difficile a causa delle sue richieste eccessive. Secondo fonti interne, le restrizioni sono ancora in vigore a fine giugno 2026, e non sembrano destinate a essere rimosse a breve.
Esperti del settore, come quelli citati su Hacker News, sottolineano che il problema non è legato a limitazioni tecnologiche o a restrizioni sull’accesso ai modelli, ma esclusivamente a vincoli di capacità. Questo episodio metterebbe in luce come anche i giganti della tecnologia debbano fare i conti con limiti fisici nell’era dell’AI, dove la domanda di potenza di calcolo cresce a ritmi senza precedenti.

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