Gli adolescenti con un’alta intelligenza emotiva sono meno inclini a fidarsi delle intelligenze artificiali

Una ricerca ha coinvolto 345 partecipanti del Sud Italia, tra cui 170 adolescenti e 175 genitori

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Gli adolescenti con un’alta intelligenza emotiva sono meno inclini a fidarsi delle intelligenze artificiali

Uno studio pubblicato sulla rivista Behavioral Sciences ha analizzato differenze significative nell’uso di AI tra adolescenti con diversi profili emotivi. Chi possiede livelli più alti di intelligenza emotiva tende a usare l’AI meno frequentemente, con maggiore cautela, e manifestando scetticismo. Effetto simile emerge negli adolescenti cresciuti in famiglie autorevoli, caratterizzate da dialogo, calore e limiti chiari.

Al contrario, gli adolescenti che descrivono i propri genitori come autoritari — con controllo rigido e scarsa comunicazione — mostrano una maggiore dipendenza dall’AI, sia in termini di fiducia sia di condivisione di dati personali. In questi casi, l’AI sembra diventare una sorta di sostituto relazionale, percepito come competente e non giudicante.

La ricerca ha coinvolto 345 partecipanti del Sud Italia, tra cui 170 adolescenti (13–17 anni) e 175 genitori. Attraverso questionari online sono stati analizzati stili educativi, livelli di intelligenza emotiva, supporto sociale percepito, frequenza d’uso della tecnologia e grado di fiducia nei sistemi intelligenti.

Lo studio suggerisce dunque come come l’emotività sana funzioni da barriera contro l’adozione acritica delle tecnologie e dimostra come lo stile genitoriale abbia un ruolo centrale nel modellare il rapporto dei giovani con l’AI. Nel timore delle derive della tecnologie sulle menti impressionabili degli adolescenti, dunque più che limitare l’accesso alla tecnologia, dunque, gli autori sottolineano l’importanza di rafforzare le relazioni familiari e la comunicazione emotiva.

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