Cisco Systems, multinazionale statunitense specializzata in tecnologie di rete e telecomunicazioni, ha lanciato il suo nuovo chip di rete Silicon One G300, segnando un ingresso deciso nella corsa ai 600 miliardi di dollari del mercato delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Il processore, che sarà disponibile nella seconda metà del 2026 e prodotto da Taiwan Semiconductor con tecnologia a 3 nanometri, promette prestazioni straordinarie: 102,4 terabit al secondo di larghezza di banda. Secondo Martin Lund, vicepresidente esecutivo di Cisco, il chip integra funzionalità di ammortizzazione che prevengono i blocchi di rete quando migliaia di processori AI comunicano simultaneamente, un problema critico e molto comune nei moderni data center.
La sfida si fa quindi serrata in un settore dove il networking è diventato cruciale quanto gli stessi chip. Cisco dichiara un miglioramento del 28% nei tempi di completamento dei lavori di addestramento AI rispetto alle soluzioni concorrenti. Nvidia, dominatore assoluto del mercato dei processori AI, ha recentemente presentato sistemi che integrano chip di rete proprietari, mentre Broadcom compete con la sua serie Tomahawk. La partita si gioca sulla capacità di gestire enormi volumi di dati senza intasamenti e il G300 può instradare automaticamente il traffico aggirando i problemi in pochi microsecondi.
Con gli analisti che prevedono investimenti miliardari nei data center AI, attraverso questa mossa di mercato Cisco scommette di ritagliarsi uno spazio di rilievo in un mercato finora dominato dai concorrenti.

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