Brian Chesky, CEO di Airbnb, è netto: gli agenti AI stanno girando su sistemi operativi — iOS, macOS, Windows — che non sono stati progettati per loro. Il risultato è un’architettura rattoppata, non una soluzione. L’intervista a TechCrunch, pubblicata il 1° ottobre 2026 a un giorno dal lancio della ricerca AI di Airbnb per gli utenti statunitensi, è uno dei contributi più diretti arrivati finora dal mondo dei grandi fondatori sul tema dell’infrastruttura AI.
La tesi di Chesky è semplice. Finché non esisterà un vero sistema operativo costruito per l’AI, le app continueranno a portare agenti al loro interno invece di diventare agenti che collaborano tra loro. Oggi, dice, i chatbot sono deboli per la navigazione e lo shopping perché mostrano poche opzioni alla volta e sono pensati per un singolo utente. Per un servizio come Airbnb — dove le persone vogliono sfogliare, confrontare, usare mappe, scrivere agli host — questo modello non regge. L’esperienza di pianificazione del viaggio, ricorda citando studi sul turismo, genera piacere quanto il viaggio stesso. Toglierla per sostituirla con un prompt di testo sarebbe un errore.
Chesky ha anche raccontato di aver avvisato Sam Altman quando ChatGPT ha provato ad aprire il proprio app store a inizio 2025. Il punto non era la concorrenza: era strutturale. Un sistema di agenti che funzioni davvero, sostiene, ha bisogno di interoperabilità a livello di kernel, non di un negozio di plugin. Lo standard MCP — il protocollo che consente agli agenti AI di connettersi ad altri software — è un passo nella direzione giusta, ma non basta. Serve qualcosa di più profondo, una piattaforma pensata dall’inizio per far lavorare gli agenti insieme.
Sul fronte pratico, Airbnb si sta muovendo su due fronti. Internamente, l’adozione dell’AI generativa ha già cambiato il modo in cui il management prende decisioni: i dirigenti interrogano i sistemi direttamente, riducendo il numero di riunioni. Sul prodotto, la ricerca AI lanciata questa settimana è solo il primo passo. Nei prossimi tre-sei mesi, Airbnb prevede di testare interfacce adattive e una modalità “multiplayer” che permette a più persone di pianificare insieme un viaggio tramite agenti. Gli agenti vocali sono in arrivo entro la fine dell’anno.
Chesky non crede che le app tradizionali spariscano. Crede che si adattino, fino a quando qualcuno — probabilmente uno dei grandi player dell’hardware e del software — non costruirà la piattaforma che gli agenti attendono. Chi arriverà primo avrà un vantaggio strutturale enorme. Apple, Google e Microsoft sono i candidati ovvi. Ma nessuno, per ora, ha mosso i passi che Chesky descrive come necessari. Il mercato resta aperto.














