DENTRO L’ALGORITMO – Apple si è arresa? Perché l’accordo con Google Gemini cambia davvero gli equilibri dell’AI

La nuova Siri, così come le funzionalità più avanzate di Apple Intelligence, saranno basate su Gemini AI. Sconfitta o scelta pragmatica? La rubrica di Raffaele Gaito
DENTRO L’ALGORITMO – Apple si è arresa? Perché l’accordo con Google Gemini cambia davvero gli equilibri dell’AI

di Raffaele Gaito

Apple si è arresa. Lo so: è una provocazione. Ma è anche la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo la notizia dell’accordo tra Apple e Google sull’intelligenza artificiale.

Il nuovo Siri “intelligente”, così come le funzionalità più avanzate di Apple Intelligence, saranno basate su Gemini AI, la tecnologia di Google. Un annuncio breve, quasi asettico, che però nasconde una decisione enorme: Apple ha scelto di costruire i propri foundation models sulla tecnologia di un concorrente storico, affidandosi alla sua infrastruttura cloud per fare il salto che, da sola, non è riuscita a fare.

Dopo un periodo di valutazione che ha coinvolto anche OpenAI e Anthropic, Apple ha dichiarato di aver scelto Google perché oggi offre “la base migliore” su cui costruire. Una frase elegante, che nella realtà racconta due cose molto chiare: Apple è in ritardo sull’AI, Gemini, oggi, è un prodotto maturo e competitivo.

I temi trattati all’interno dell’articolo

Il nodo vero: la privacy

La domanda più interessante, almeno per me, non è “chi ha vinto”, ma come Apple riuscirà a tenere insieme tutto questo con la sua promessa storica sulla privacy.

Quando Apple ha presentato Apple Intelligence, il messaggio era chiaro: elaborazione on-device, Private Cloud Compute, dati protetti, zero compromessi. Ora però la tecnologia di base arriva da Google. Apple ha confermato che l’AI continuerà a girare sui suoi dispositivi e sulla sua infrastruttura privata, ma la sfida tecnica è enorme: far convivere un modello sviluppato da Google con gli standard di privacy che Apple ha sempre sbandierato come differenziale competitivo.

Questo è l’aspetto che seguo con più curiosità. Anche perché si parla di un modello creato ad hoc da Google per Apple, con 1,2 trilioni di parametri, circa otto volte quelli attualmente utilizzati da Apple. Un numero che dice tutto sul gap accumulato negli ultimi anni.

Una lettura interessante che ho trovato in queste ore è questa: Google mette la tecnologia, Apple ci costruisce sopra l’esperienza. Ed è un mix che, sulla carta, funziona. Google ha dimostrato di aver accelerato moltissimo con Gemini, mentre Apple resta maestra nell’accessibilità, nel design dell’interazione, nel rendere “usabili” tecnologie complesse. Anche se, va detto, negli ultimi anni non tutto è stato all’altezza della sua reputazione.

L’uscita delle nuove funzionalità è prevista per la primavera 2026, probabilmente con iOS 26.4. Non è una data ufficiale, ma circola in documenti interni. E nel frattempo l’integrazione con ChatGPT dovrebbe restare attiva per alcune funzioni, segno che l’accordo con Google non è esclusivo.

Apple ha perso la corsa all’AI?

Dire che Apple “si è arresa” è ingiusto se lo intendiamo come una sconfitta definitiva. È piuttosto una scelta pragmatica: invece di insistere su una tecnologia acerba, ha deciso di portare agli utenti un prodotto solido, oggi.La vera domanda è un’altra: questo accordo è l’inizio di un disimpegno dall’AI oppure il modo per guadagnare tempo e lavorarci meglio, senza la pressione del mercato? Nel frattempo, però, qualcuno vince davvero. Google, che con Gemini ottiene accesso potenziale a miliardi di utenti Apple, rafforzando una posizione che negli ultimi mesi è tornata estremamente competitiva. E se devo trovare un vero sconfitto, paradossalmente, è OpenAI. Era riuscita a entrare nell’ecosistema Apple, a farsi integrare in Siri, a guadagnare visibilità e distribuzione. Ora sembra essere rimasta un passo indietro. Apple non ha perso. Ma nemmeno ha vinto. Ha scelto di non restare ferma. E, nel mondo dell’intelligenza artificiale, oggi è già una decisione che dice molto.


Ultime news


RobotX AI lancia Xmind, il primo cervello robotico universale

RobotX AI ha annunciato Xmind, un'unità di elaborazione intelligente progettata…

RobotX AI lancia Xmind, il primo cervello robotico universale
NVIDIA RTX Spark arriva sui PC Windows: preordini aperti dal 7 ottobre

NVIDIA e Microsoft hanno annunciato RTX Spark, il nuovo superchip…

NVIDIA RTX Spark arriva sui PC Windows: preordini aperti dal 7 ottobre
ChatGPT for Teens sotto accusa: “Rischio inaccettabile”, l’allarme degli esperti sui minori

Uno studio ha analizzato oltre 4.000 conversazioni, metà prima e…

ChatGPT for Teens sotto accusa: “Rischio inaccettabile”, l’allarme degli esperti sui minori
Cybersecurity: maturità in aumento tra le aziende italiane, si riduce il divario tra PMI e grandi imprese

L’EY Cyber Barometer, report realizzato nell’ambito dell’EY Hub Risk, ha…

Cybersecurity: maturità in aumento tra le aziende italiane, si riduce il divario tra PMI e grandi imprese
Upscale AI lancia Token Fabric: uno strumento per collegare chip AI di diversi fornitori nello stesso data center

La piattaforma permetterà ai clienti di evitare l'acquisto di processori…

Upscale AI lancia Token Fabric: uno strumento per collegare chip AI di diversi fornitori nello stesso data center

Privacy policy| Cookie policy| Cookie setting| © 2026