Acti, la tastiera AI che porta gli agenti direttamente sullo smartphone

La startup di Singapore Acti ha lanciato una tastiera AI per iOS e Android che esegue azioni tra le app senza cambiare schermata, alimentata da Gemini di Google e finanziata con 5,3 milioni di dollari. La scommessa: il punto di contatto più usato sul telefono — la tastiera — è anche il posto più logico dove integrare gli agenti AI.

Innovazione - Mercato 14 lug 2026

2 min.

Acti, la tastiera AI che porta gli agenti direttamente sullo smartphone

Acti, startup con sede a Singapore, ha lanciato una tastiera AI per iOS e Android che non si limita a suggerire parole: esegue azioni per conto dell’utente direttamente all’interno delle app già in uso, senza bisogno di cambiare schermata. Il finanziamento seed da 5,3 milioni di dollari, guidato da BITKRAFT Ventures, accompagna il lancio.

L’idea di fondo è semplice. Chi usa uno smartphone passa continuamente da un’app all’altra per ottenere aiuto dall’AI: apre ChatGPT, incolla il testo, copia la risposta, torna all’app originale. Acti vuole eliminare questo passaggio posizionandosi come livello trasversale tra l’utente e tutte le applicazioni. Il fondatore e CEO Young Wang lo ha detto chiaramente: “i contesti degli utenti restano frammentati tra app separate” e la tastiera è l’unico punto dell’interfaccia che attraversa tutto. Wang non è nuovo a questo tipo di scala: ha trascorso un decennio a Baidu, portando la Facemoji Keyboard a oltre 300 milioni di utenti attivi giornalieri.

Il motore sotto il cofano è Gemini di Google, scelto per la combinazione di velocità, affidabilità e supporto multilingua. La funzione più caratteristica si chiama Skills: scorciatoie personalizzabili che l’utente crea descrivendo in linguaggio naturale quello che vuole fare. Nessuna riga di codice. Premere a lungo la lettera “T” può tradurre un messaggio in un’altra lingua; premere “C” può generare e condividere il link di una riunione. Prima ancora del lancio ufficiale, i tester hanno creato oltre 1.000 Skills in meno di due settimane. Queste scorciatoie possono restare private o essere pubblicate su un marketplace condiviso, con possibilità di monetizzazione futura.

Sul fronte della privacy, Acti adotta un approccio local-first: il contesto personale rimane sul dispositivo per impostazione predefinita, e l’app non accede né memorizza conversazioni private a meno che l’utente non attivi esplicitamente una funzione che richiede elaborazione esterna. È una scelta tecnica difendibile, ma non priva di tensioni: la dipendenza da Gemini introduce comunque un flusso di dati verso l’esterno ogni volta che entra in gioco l’elaborazione cloud. Come viene comunicato questo confine agli utenti sarà probabilmente più determinante della policy stessa.

Il contesto di mercato è favorevole ma affollato. Apple integra funzioni AI in iOS, Google distribuisce Gemini su Android, Microsoft spinge Copilot ovunque. La maggior parte di queste implementazioni, però, resta laterale rispetto al flusso d’uso reale: widget, app dedicate, assistenti invocabili solo in determinati contesti. Acti punta invece sull’interfaccia più usata di tutte. Il rischio speculare è evidente: se i produttori di sistema operativo decidono di fare lo stesso con le tastiere native, lo spazio per una soluzione di terze parti si restringe velocemente. Il team — completato dal CTO Mike Sun, ex lead tecnico di Yike Album di Baidu, e dal CSO Junbo Yang, proveniente da HashKey Capital — ha le credenziali per muoversi in questo territorio. Se l’approccio attecchisce, la tastiera potrebbe diventare la superficie di riferimento per l’AI mobile, non un’aggiunta.


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