Come la Cina si sta preparando al rischio di perdita di controllo umano sull’intelligenza artificiale

Secondo un quadro normativo adottato nel 2025, le autorità cinesi segnalano la possibilità di improvvisi balzi nelle capacità dell’AI, spingendo a una pianificazione preventiva

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Come la Cina si sta preparando al rischio di perdita di controllo umano sull’intelligenza artificiale

La Cina sta adottando misure senza precedenti per affrontare un rischio che, fino a poco tempo fa, sembrava relegato ai film di fantascienza, ovvero l’AI che sfugge al controllo umano. Secondo un recente report di Reuters, Pechino ha inserito questa eventualità nel proprio quadro normativo già nel 2025, riconoscendo che improvvisi balzi nelle capacità dell’AI potrebbero rappresentare una minaccia reale per la sicurezza globale. Il presidente Xi Jinping ha più volte ribadito che lo sviluppo dell’AI deve procedere in modo sicuro e controllato, sottolineando come la Cina voglia posizionarsi come leader non solo nell’innovazione tecnologica, ma anche nella gestione dei rischi associati.

Il governo cinese sta valutando di introdurre restrizioni sull’accesso dall’estero ai principali modelli di AI sviluppati in Cina, una decisione che riflette le crescenti tensioni con gli Stati Uniti sul controllo delle tecnologie avanzate. Secondo fonti citate da Reuters a luglio 2026, le autorità cinesi hanno già avviato colloqui con le principali aziende tech del paese per definire i dettagli di queste misure. L’obiettivo è chiaro proteggere la proprietà intellettuale e prevenire che modelli di AI strategici finiscano nelle mani di governi o organizzazioni straniere potenzialmente ostili.

Esperti come Nick Bostrom, filosofo svedese noto per i suoi studi sull’impatto a lungo termine dell’AI, hanno più volte avvertito che un sistema di AI superintelligente potrebbe, in teoria, sfuggire alla comprensione o al controllo umano se non adeguatamente regolamentato. Anche se al momento non esistono prove che un simile scenario sia imminente, la Cina sembra voler adottare un approccio preventivo. Il suo quadro normativo del 2025, infatti, include clausole che obbligano le aziende a implementare sistemi di spegnimento automatico e protocolli di emergenza per disattivare rapidamente i modelli più potenti in caso di comportamento imprevisto.

La Cina non è l’unico paese a preoccuparsi. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno recentemente accusato alcune aziende cinesi di violazione delle normative sull’export e furto di proprietà intellettuale, alimentando una tensione che rischia di minare gli sforzi globali per una governance condivisa dell’AI. Tuttavia, mentre Washington punta su sanzioni e controlli più stringenti, Pechino sembra orientata verso un modello diverso, in cui la sicurezza precede l’innovazione. Questo approccio è emerso anche durante il recente vertice di Shanghai, dove Xi ha ribadito l’impegno della Cina a promuovere un ordine globale dell’AI basato su accesso equo e rispetto delle sovranità nazionali.

Le aziende tech cinesi, come Baidu e Tencent, stanno già adeguando le proprie strategie per conformarsi alle nuove regole. Secondo Modern Diplomacy, alcune di queste società hanno avviato collaborazioni con università e centri di ricerca per sviluppare algoritmi in grado di rilevare e mitigare comportamenti anomali nei sistemi di AI. Tuttavia, non mancano le critiche. Alcuni analisti, come Gary Marcus, psicologo e esperto di AI, sostengono che le misure cinesi potrebbero rallentare l’innovazione a livello globale, soprattutto se portassero a una frammentazione dei mercati.

Quello che emerge è un quadro in rapida evoluzione, in cui la Cina si propone come guardiana della sicurezza dell’AI, ma al prezzo di un controllo sempre più stretto sul settore. Se da un lato questo potrebbe garantire maggiore stabilità, dall’altro solleva interrogativi su come bilanciare progresso tecnologico e libertà di ricerca.

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