Germania, più del 60% dei parroci utilizza abitualmente strumenti di AI nel proprio lavoro

Non è ancora chiaro quanto l’AI venga usata per preparare le prediche, ma dalle risposte aperte emerge che la stesura di testi per omelie è un ambito rilevante

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Germania, più del 60% dei parroci utilizza abitualmente strumenti di AI nel proprio lavoro

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nelle attività quotidiane delle Chiese in Germania. Secondo lo studio “Digitalizzazione nello spazio delle Chiese“, condotto dalla Macromedia University e dal Versicherer im Raum der Kirchen, il 62% dei parroci tedeschi utilizza già strumenti di AI. Tra questi, il 20% li impiega frequentemente, mentre il 42,6% raramente. I campi di applicazione più diffusi sono la creazione di testi (62,3%), la ricerca (60,9%) e le traduzioni (35,2%). Nonostante la diffusione, lo studio evidenzia una mancanza di strategie chiare e di formazione specifica, con il 15,3% dei parroci che ha solo sperimentato questi strumenti e l’8% che non li utilizza affatto.

La posizione della Chiesa cattolica sull’AI è stata recentemente ribadita da Papa Leone XIV, che nell’enciclica “Magnifica Humanitas ha sottolineato la necessità di guidare l’innovazione con saggezza, evitando che diventi uno strumento di dominio economico o militare. Il Pontefice ha invitato i legislatori a non ostacolare il progresso, ma a garantire che l’AI non eroda la dignità umana e non diventi un potere opaco nelle mani di pochi. «Non si deve mai consentire all’intelligenza artificiale di erodere la famiglia, prima cellula della società», ha affermato Leone XIV, ribadendo che le decisioni sulla vita umana non possono essere affidate alle macchine.

Lo studio DiRK 2026 ha coinvolto 7.178 persone, tra cui 505 parroci, e ha rilevato che il 58% dei dipendenti delle Chiese in Germania utilizza già applicazioni di AI o prevede di farlo. Tuttavia, manca una strategia complessiva per gestire questa transizione digitale. Holger Sievert, responsabile dello studio, ha sottolineato che «i risultati mostrano una digitalizzazione crescente, ma anche una grande assenza di strategie». Inoltre, lo studio ha evidenziato un divario tra l’etica e la pratica, con l’AI che viene usata senza una riflessione approfondita sulle sue implicazioni.

La Chiesa cattolica non è l’unica a confrontarsi con queste sfide. Anche le Chiese protestanti stanno riflettendo sull’uso dell’AI, come emerso durante il Sinodo valdese 2026, dove è stato presentato un documento che invita a una riflessione etico-teologica sull’argomento. Il pastore Ralf Peter Reimann, presidente di Wacc Europa, ha sottolineato l’importanza di formare i fedeli per evitare che la Chiesa subisca passivamente il processo di digitalizzazione.

Il dibattito sull’AI nella Chiesa non riguarda solo l’uso pratico, ma anche i limiti etici. Papa Leone XIV ha chiarito che l’AI non può sostituire il giudizio umano, né diventare uno strumento che sminuisca la dignità della persona. «L’intelligenza artificiale non ha coscienza morale, corpo o responsabilità», ha affermato il Pontefice, ribadendo che non può essere confusa con la persona umana.

Mentre la tecnologia avanza, la Chiesa sembra divisa tra l’opportunità di innovare e la necessità di preservare i valori umani. Lo studio DiRK 2026 e le parole di Leone XIV mostrano che l’AI è già una realtà nelle Chiese, ma il suo uso deve essere guidato da una riflessione etica e strategica per evitare rischi e abusi.


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