L’AI corre, il mondo arranca: da Ginevra l’ONU lancia l’allarme globale

Gli Stati Uniti controllano il 75% della potenza di calcolo dei primi 500 supercomputer al mondo dedicati all'AI, la Cina il 15%

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L’AI corre, il mondo arranca: da Ginevra l’ONU lancia l’allarme globale

L’intelligenza artificiale sta correndo più veloce di chiunque riesca a starle dietro, comprese le persone che la stanno costruendo. Lo ha detto senza mezzi termini il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aprendo lunedì a Ginevra il primo Global Dialogue on AI Governance, il forum intergovernativo che per la prima volta riunisce tutti i 193 Stati membri dell’ONU attorno allo stesso tavolo per discutere di regole condivise sull’AI.

Una tecnologia in grado di rimodellare le economie, trasformare il mondo del lavoro, influenzare le elezioni e alterare l’equilibrio della sicurezza si sta diffondendo più rapidamente di quanto chiunque riesca a stare al passo, ha dichiarato Guterres davanti ai delegati riuniti al centro congressi Palexpo. Il segretario generale ha aggiunto che l’innovazione ha bisogno di misure di sicurezza e che, se l’AI deve essere davvero potente, deve anche essere governata.

L’appuntamento di Ginevra, che si concluderà martedì, nasce dal Global Digital Compact adottato dall’Assemblea Generale nel settembre 2024 e arriva accompagnato da un documento pesante come un macigno, il primo rapporto scientifico indipendente sull’AI, redatto da un pannello di 40 esperti provenienti da ogni regione del mondo e presentato il 1° luglio. A coordinarlo sono Yoshua Bengio, tra i padri del deep learning, e la giornalista premio Nobel per la pace Maria Ressa.

Le parole di Bengio hanno colpito più di ogni altra dichiarazione. “La scienza al momento non può garantire che, con l’aumentare delle capacità, l’AI non causerà danni catastrofici, né da sola né a causa di utenti malintenzionati“, ha detto lo scienziato canadese, spiegando che le capacità dei sistemi stanno superando sia la comprensione scientifica sia la capacità dei governi di adattarsi. Ressa ha rincarato la dose parlando di un vero e proprio “Armageddon dell’informazione“, perché la prima generazione di AI applicata ai social media ha già dimostrato quanto velocemente possano diffondersi bugie e contenuti carichi di odio e paura.

I numeri contenuti nel rapporto danno la misura della sfida. Più di un miliardo di persone usa ogni settimana un sistema di AI conversazionale, ma lo sviluppo della tecnologia resta concentrato in pochissime mani. Gli Stati Uniti controllano il 75% della potenza di calcolo dei primi 500 supercomputer al mondo dedicati all’AI, la Cina il 15%, e sono praticamente solo aziende di questi due paesi a costruire i modelli general-purpose più avanzati. Ancora più netto il dato citato dall’ambasciatore marocchino Omar Hilale, secondo cui appena cento aziende concentrano il 40% della spesa mondiale in ricerca sull’AI, mentre 118 paesi non partecipano a nessuna delle principali iniziative internazionali di governance sul tema.

Guterres ha chiesto ai governi di adottare regole comuni per testare i sistemi, misurare i rischi e assegnare responsabilità legali, avvertendo che, in caso contrario, un mosaico di norme incompatibili aumenta i costi, divide il mondo e non protegge nessuno”. Tra le priorità indicate dal segretario generale c’è anche la sicurezza dei minori, per cui ha proposto un vero e proprio AI Child Safety Pledge, un patto internazionale contro manipolazione e abusi digitali ai danni dei più giovani.

Il dialogo, co-presieduto dagli ambasciatori Egriselda López di El Salvador e Rein Tammsaar di Estonia, non produrrà però regole vincolanti. È un forum politico modellato sull’Internet Governance Forum, pensato per costruire un linguaggio comune più che per imporre obblighi legali. Tammsaar ha voluto sottolineare anche il lato positivo della tecnologia, definendola potenzialmente “il grande equalizzatore” capace di sostenere sviluppo economico, competitività, scienza e salute in tutto il mondo.

Resta però il nodo della frammentazione normativa globale, con l’Unione Europea che punta su un approccio basato sul rischio con l’AI Act, gli Stati Uniti orientati verso l’autoregolamentazione settoriale e la Cina che integra l’AI nella pianificazione statale centralizzata. Una seconda sessione del dialogo è già fissata per maggio 2027 a New York.

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